Buffon e la sindrome del ”Lei non sa chi sono io”

Dopo la delusione di ieri, il capitano della Juventus si sfoga nel post partita, ma certi ragionamenti non possono essere appropriati ad un campione come Buffon

di Stefano Bagni
Stefano Bagni
(16 articoli pubblicati)
Buffon

Ieri al Bernabeu è andato in scena un dramma sportivo, la Juventus è passata dallo sfiorare un miracolo al precipitare negli inferi, eliminato da un rigore di Cristiano Ronaldo allo scadere. Rigore subito dal polacco Szczesny che ha sostituito l'espulso Buffon, cartellino rosso arrivato per le proteste troppo accese da parte del numero 1 nei confronti dell'arbitro inglese Michael Oliver.

Questa espulsione, con ogni probabilità, è l'ultimo capitolo di Buffon in campo internazionale, sicuramente non il massimo per uno dei più grandi campioni del calcio mondiale. Ma se un espulsione può accadere nella carriera di qualsiasi giocatore, le affermazioni del portiere della Juventus nel post gara sono molto meno pertinenti e accettabili, soprattutto se dette da un calciatore così importante e influente nel movimento calcistico italiano.

Ecco le parole dell'estremo difensore juventino: “Io non sto a sindacare su quello che ha visto l’arbitro. L’azione era dubbia, come all’andata, quando non ci hanno dato un rigore. Però non può avere il cinismo di distruggere il sogno di una squadra che ha messo tutto in campo“. Lo sfogo del portiere continua: “L’arbitro voleva fare il protagonista e non ha avuto la personalità adeguata per calcare certi campi. Al posto del cuore ha avuto un bidone dell’immondizia. A prescindere, se non hai la personalità stai in tribuna e ti guardi lo spettacolo. Sarebbe stata un’impresa memorabile ed epica, ma l’arbitro non ha avuto il coraggio. Il Real ha meritato nelle due partite ed è stato più bravo di noi. Un onore affrontare questa squadra e questi giocatori. Meritavamo almeno i supplemementari“. Poi probabilmente le parole più ingiustificabili: “Devi capire il disastro che stai facendo. Se non hai sensibilità, stai in tribuna a mangiare patatine. L’arbitro non ha visto la partita d’andata, non conosceva i giocatori in campo, non sapeva un cazzo”.

Ovviamente a caldo si possono dire anche frasi e parole meno ponderate e più di pancia ma il riferimento alla partita di andata e alla storia di certi giocatori è un ragionamento puramente insensato come il riferimento alla personalità del martoriato Oliver, come se un arbitro fosse lì non per giudicare oggettivamente quello che avviene in campo, ma per accomodare le esigenze di certi giocatori o dover rimediare gli errori commessi da altri suoi colleghi. 

Una caduta di stile che solitamente non viene riconosciuta alla società Juventus, e anche un ex campione e bandiera bianconera come Alessandro Del Piero si è definito ''perplesso'' dalle parole del capitano: ''quando ha parlato dell’arbitro ho fatto fatica a comprenderlo, onestamente. Non capisco perché parlare della partita di andata. Il calcio è così, si analizza il momento e, bello o brutto, quello è il momento. Credo che tra qualche giorno dirà parole diverse sull’arbitro''

Vedremo se ci sarà un ripensamento da parte del giocatore o se le polemiche continueranno, sicuramente il contenuto diseducativo delle dichiarazioni del calciatore si commenta da solo. Buffon accecato dalla sindrome del ''lei non sa chi sono io'' ha perso l'occasione per esser un fuoriclasse anche fuori dal campo, e inoltre, ha messo i tifosi della Juventus nelle condizioni di non poter più dire che gli arbitri sono l'alibi dei perdenti.

Fonte: l'autore Stefano Bagni

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3 COMMENTI

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  1. STE1927 - 3 anni

    Hai detto tre nomi di calciatori fenomenali sia dentro che fuori dal campo. Senza voler fare demagogia, ma all’orizzonte, di bandiere e uomini simbolo di questo spessore non se ne vedono per il momento.

    1. Roberto Ferri - 3 anni

      Ma infatti ho aggiunto che secondo me neanche una non-bandiera si ridurrebbe a parlare così; l’autocontrollo davanti alle telecamere dovrebbe essere richiesto da tutti, io almeno interpreto alcune frasi di buffon come un attacco istintivo, magari frutto appunto della sindrome del “lei non sai chi sono io”

  2. Roberto Ferri - 3 anni

    Concordo in pieno, non riuscirei proprio a immaginare altre bandiere come Del Piero, Zanetti o Maldini esplodere così davanti ai microfoni, ma forse nemmeno i calciatori “normali”.

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