Kokorin e Mamaev castigo e prove di riscatto

Storia dei due calciatori russi dopo l'arrivo di Kokorin alla Fiorentina

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(149 articoli pubblicati)
Russia v Korea Republic Group H - 2014 F

Ci sono esistenze che si perdono nel caos di mille luci in grado di annientare ogni cosa.

Quello che successe nell'Ottobre del 2018 in Russia e che vide come protagonisti i due calciatori Aleksandr Kokorin e Pavel Mamaev ha a che vedere con la totale perdita del sé.

Nella seconda metà del 1800 nelle università russe si affermò la corrente di pensiero detta nichilismo secondo cui ogni elemento del passato dalla morale tradizionale, alla famiglia passando per la cultura e l'idealismo filosofico delle passate generazioni sarebbero dovute scomparire in luogo di un materialismo piuttosto semplicistico e del rituale dell'azione perpetua.

Annientare il tutto in nome dell'immediato senza sapere come riempirlo.

Ed è proprio in base ad azioni distruttive che per Kokorin e Mamaev nell'autunno di due anni orsono si sono aperte le porte del carcere in seguito all'aggressione a sfondo razziale e al pestaggio di un alto funzionario del ministero del Commercio russo e di un'altra persona. 

I due dopo una serata trascorsa in svariati locali notturni ed ancora in preda ai postumi dell'alcool si resero protagonisti di un'azione vile e barbara. Bastò un semplice richiamo dell'uomo ad abbassare la voce rivolto ai calciatori all'interno di un bar per scatenare la rabbia e la violenza folle dei due.

Vennero quindi condannati rispettivamente a 18 e 17 mesi di reclusione anche se dopo un anno furono rilasciati per buona condotta tornando così a respirare l'odore della libertà.

Il pallone non li aveva però abbandonati nemmeno dietro le sbarre perché durante l'ora d'aria le partitelle improvvisate sui campetti spelacchiati all'interno del carcere erano l'unico filo in grado di tenere in piedi il legame con le loro vite.

Le luci dei riflettori si spensero di colpo e dal frastuono di stadi pieni lasciarono il posto al silenzio di una cella vuota.

Per Sant'Agostino è stato l'orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli e così è forse accaduto anche per Kokorin e Mamaev. 

Sentirsi onnipotenti grazie alla celebrità e al successo ottenuto sul rettangolo di gioco ha inebriato le loro menti e dato il là ad un processo di disgregamento interiore.

L'umiltà della prova e della sofferenza può rendere possibile la trasformazione.

Dopo la galera i due sono stati riaccolti dai propri club di appartenenza (Zenit San Pietroburgo per Kokorin che lo ha poi prestato al Sochi e Rostov per Mamaev) in una sorta di parabola del figliol prodigo.

Ora che Kokorin è sbarcato a Firenze, ingaggiato dalla Fiorentina, sembrano riaccendersi i riflettori su quello che una decina d'anni fa era considerato uno dei più grandi talenti del calcio europeo.

Mamaev invece continua la propria carriera nella regione che diede i natali ad Anton Cechov.

"A volte l'uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza."

Questa frase tratta da Delitto e castigo di Dostoevskij traccia la complessità dell'animo umano che a volte compie gesti inspiegabilmente dolorosi e privi di alcun senso.

Quello che però sarà è ancora una volta nelle mani e nei piedi dei due calciatori che rincorrendo un pallone potranno provare ad inseguire anche un possibile riscatto.

Russia v Slovakia - Group B UEFA Euro 20
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.