Argentina, una nazione unica e irripetibile

Il tutto esaurito alla Bombonera per l'allenamento prima del ritorno di Copa Libertadores fa capire come l'Argentina sia un Paese unico

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
BOCA

Quando non abbiamo informazioni, o quando siamo poco a conoscenza di un argomento, la nostra mente tende a ingannarci, facendoci credere cose che poi si rivelano essere false. A prima vista, la foto di quest'articolo pare essere presa da un qualsiasi match di campionato del Boca Juniors. Stadio esaurito, tifosi in delirio, grande atmosfera. Avvicinando di più lo sguardo sul campo, notiamo come al centro ci siano due porte inscritte in un rettangolo, e che le porte regolamentari non siano occupate da nessun portiere. La squadra avversaria non è schierata, dell'arbitro non c'é traccia, gli unici estranei al di fuori dei giocatori e dell'allenatore sono i gli assistenti di quest'ultimo. No, questo non è un fotomontaggio degno di Photoshop: è solo e semplicemente l'allenamento del Boca Juniors ieri alla Bombonera. 50.000 persone ad un allenamento? Se in Italia saremmo increduli, in Argentina non lo è nessuno, anche perché questa è la normalità in un Paese che vive di calcio, in un Paese dove il calcio è la religione

Si sa, gli argentini sono uno dei popoli più passionali dell'intero globo. Per loro nulla al mondo viene senza portare con sé un'emozione, un sentimento. Nella terra delle navi, come più volte l'ha definita Julio Velasco, l'aggettivo asettico non è mai entrato a far parte del vocabolario, perché messo in relazione con persone di questo calibro suonerebbe fuori luogo e inappropriato. Sarebbe come definire gli italiani una nazione di uomini e donne silenziose: semplicemente impossibile. In un Paese come l'Argentina dove tutti gli eventi, positivi e negativi, sono filtrati dal dramma, il calcio non può che essere l'espressione per antonomasia del sentimento del Paese. Un popolo che nonostante abbia dichiarato due volte bancarotta, nonostante sia perennemente minacciato da un'inflazione galoppante e un debito esorbitante, riesce sempre a trovare una valvola di sfogo positiva, un modo per rialzarsi, un concetto che gli psicologi chiamano resilienza. La resilienza, al giorno d'oggi utilizzata in vari campi, è la capacità di non soccombere alle avversità della vita, alle situazioni apparentemente catastrofiche. E anche nel calcio, l'Argentina è una nazione resiliente: la corruzione non ferma la passione, il momento buio della Nazionale non fa smettere di cantare i tifosi, la mancanza di grandi giocatori non ferma i fan dal riempire gli stadi. 

I 50.000 di ieri pomeriggio dimostrano come il fútbol vada oltre le semplice etichette di Wikipedia, come il calcio non sia uno sport ma un mare di emozione, come il calcio rifletta il senso di un'intera vita. Nel Paese che ha dato i natali ad un certo Messi è stato addirittura creato un vero e proprio movimento religioso, la Iglesia Maradoniana, che ha eletto il "Diez" come il suo Messia. Attualmente conta 820.000 seguaci, tra cui Ronaldinho e lo stesso Messi, ha i suoi 10 comandamenti, le sue festività e anche le sue preghiere. Se pensate che tutto questo non abbia senso, andate a chiederlo ai fondatori: vi risponderanno che per loro il calcio è la religione e Diego Armando Maradona è il loro Dio. Quest'episodio rende bene l'idea di come il fútbol in Argentina abbia una forte componente mistica: prima dei match importanti non è raro vedere persone che pregano nelle Chiese con addosso le maglie dei rispettivi club. 

Se questa è la situazione, domani aspettiamoci grandi file fuori dai luoghi sacri. Domani è il giorno del ritorno della Copa Libertadores. Si parte dal 2-2, si gioca al Monumental, si gioca nella Buenos Aires "ricca", quella dei "Millionarios" del River. Una battaglia tra classi, dove non solo trionferà il più forte ma anche quello con più garra, una parola tanto cara a quelli che stanno al di là del Rio de la Plata. Marx avrebbe tifato Boca, Keynes e Friedman avrebbero indossato la maglia rojoblanca, noi invece optiamo per la bellezza e per l'unicità del calcio argentino, che dopo la sfida di domani non sarà più lo stesso. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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