Why always Mou? Dodici minuti di storia

Perché la “Football heritage”, oggetto della conferenza da 12 minuti del portoghese, è la chiave della sua storia

di Federico Rosa
Federico Rosa
(13 articoli pubblicati)
Mourinho press conference

L’uscita dalla Champions ad opera di Montella ha segnato il momento forse più duro della carriera di Mou. Josè sembra aver perso quell’aurea da eterno vincente che l’ha accompagnato fin’oggi. E allora, in dodici minuti di monologo, ha rivelato ciò che ritiene la più profonda causa dei problemi dello United: la “Football heritage”, letteralmente “eredità calcistica”. Mou ricorda che, se il City nelle ultime sette stagioni non è mai sceso sotto il quarto posto, lo United dall’addio di Ferguson è arrivato sempre tra il quarto e il settimo posto. Poi, il passaggio più importante, quello sui giocatori: “Otamendi, De Bruyne, Fernandinho, Silva, Sterling, Aguero sono investimenti del passato. Quanti giocatori hanno lasciato il club la scorsa stagione? Guardate dove giocano, come giocano, se giocano. Il prossimo manager dello United troverà giocatori con una diversa mentalità, qualità, esperienza”. Insomma, il messaggio è chiaro: Pep ha trovato una squadra completa e abituata ai vertici, io ho dovuto partire da zero. Per Mourinho è tutta qui la chiave del successo, nell’eredità che un allenatore trova al suo arrivo. E la sua storia sembra esserne la prova.

Nel 2001 Josè al Porto trova una squadra vincitrice di sette degli ultimi dieci campionati. Mourinho si concentra su un nucleo di giocatori già in rosa formato da uomini d’esperienza internazionale come Vitor Baia e Jorge Costa, affiancati da giovani promesse del club, Deco, Carvalho e Postiga su tutti. Con questa “heritage” di mentalità e giocatori, Mou vince due campionati, una Coppa Uefa e la Champions League. La stagione dopo passa al Chelsea, reduce da un secondo posto in campionato e dalle semifinali in Champions. Lì trova Lampard, Terry, Makelelè, Gudjohnsen, Gallas, che, con l’aggiunta di Drogba, porteranno lo Special One a vincere due campionati. Durante la quarta stagione, Mou viene esonerato già a settembre, come se non sapesse gestire la propria eredità. Nel 2008 arriva la chiamata di Moratti. L’eredità di Mancini è enorme: due scudetti consecutivi e in rosa Julio Cesar, Zanetti, Cambiasso, Stankovic, Maicon, Samuel. Inutile ricordare i successi con quell’Inter che dopo il suo addio crollerà, a dimostrazione che l’“heritage” di Mou è qualcosa con cui nemmeno lo Special One vuole avere a che fare. Trova poi un Real con due primi e tre secondi posti negli ultimi cinque anni e in squadra Casillas, Ronaldo, Ramos, Alonso, Marcelo. A Madrid arriva una Liga in tre anni, senza la fatidica decima. La spiegazione? “Sapete quanti giocatori avevano giocato un quarto di finale quando sono arrivato a Madrid? Xabi Alonso, Casillas e Ronaldo”. Niente “heritage” di esperienza internazionale nei suoi giocatori, Champions impossibile. Nel 2013 il ritorno al Chelsea, la prima stagione spesa a creare le basi per la vittoria della Premier arrivata l’anno dopo e l’esonero alla terza stagione, quando l’eredità da gestire era ancora una volta la propria.

Poi nel 2016 l’approdo allo United. L’eredità di Van Gaal è nulla o quasi. I top players si contano sulle dita di una mano e sono o reduci della gestione Ferguson (De Gea) o provenienti dall’Academy (Rashford). Per la prima volta Mourinho si trova a dover costruire una squadra dalle fondamenta, per questo sono un capolavoro i tre trofei vinti nella prima stagione. Vero, i soldi spesi sono tanti, ma lo Special One si è trovato senza poter fare quello in cui è il migliore, ossia portare ai massimi livelli un’eredità lasciata da qualcun altro. Come se a un certo punto della sua vita, Donatello si fosse trovato obbligato ad estrarre egli stesso il marmo da scolpire.

Ancora una volta, Mourinho è riuscito a distogliere dalle critiche e pressioni la squadra per portarle su di sé. In questo è maestro e lo sappiamo, ma questa volta ha fatto all-in su se stesso, sapendo di non essere un allenatore in declino, ma solo alle prese con una nuova sfida. Ora, però, se vorrà tornare a fare la storia, toccherà a lui crearsi la sua, personale “football heritage”.

Manchester United v Manchester City - Pr
Fonte: l'autore Federico Rosa

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2 COMMENTI

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  1. HJC14 - 3 anni

    Bell’articolo. La parola heritage tra l’altro può essere anche usata con l’accezione di “patrimonio”, il che può generare altri spunti di riflessione su questa vicenda. Un saluto

    1. Fexy - 3 anni

      Grazie mille. Verissimo, lo spunto sul “patrimonio” apre un’ chiave di lettura altrettanto interessante

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