Il calcio di oggi è ancora divertente?

Riflettere su come viene concepito oggi il calcio potrebbe essere utile

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(152 articoli pubblicati)

In un meccanismo che tende alla perfezione come quello del calcio contemporaneo porsi domande non è sempre contemplato visto che esse potrebbero portare ad una "battuta d'arresto" nella corsa al compimento del progetto stesso.

A volte però l'interrogativo potrebbe risultare quel "cortocircuito" in grado di generare una "scintilla" di liberazione dal vincolo del "bello e perfetto".

Certamente il calcio oggi ha perso la propria accezione originaria per legarsi a tattiche e schemi sempre più vincolanti per non parlare di un linguaggio che tende ad imbrigliarlo ancor prima di manifestarsi (ad es. la "costruzione dal basso").

Col passare del tempo  inevitabile che le cose cambino ed è normale che cambi anche il calcio che oramai è sempre di più "industria" e solo in minima parte "gioco".

Ma la domanda che verrebbe da porsi è: "il calcio oggi sa ancora divertire?"

Rispondere non è affatto semplice dato che il divertimento può apparire cosa "soggettiva".

Certo è che schemi e dogmi tattici rendono sempre più difficile l'esistenza di gesti come il dribbling, o giocate estemporanee da parte di un singolo che sono in grado di "cogliere di sorpresa" lo spettatore e per questo forse divertirlo o stupirlo positivamente.

Sembra quasi che la "funzionalità" sia il solo elemento da prendere in considerazione dimenticando di porci la domanda se funzionale sia anche "godibile"?

Le analisi dei "numeri" e delle "percentuali" hanno preso il posto di quella "libertà" della scelta individuale (a volte anche sbagliata) nel tentativo di rendere "matematico" lo sport.

Ma lo sport non è una "scienza esatta" e nello sforzo di farlo diventare empirico si rischia di perdere per strada la componente dello stupore e della meraviglia.

A certe latitudini (America del Sud) forse è ancora possibile trovare un certo tipo di "spettacolo" libero in modo "radicale".

Rimpiangere il passato non sempre aiuta ma ogni tanto fermarsi a riflettere su ciò che abbiamo consapevolmente "lasciato indietro" dovrebbe farci riflettere sul percorso presente e sul futuro.

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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