Perché in Italia si producono pochissimi film sportivi?

In un Paese che vive di sport giocato, guardato, discusso e commentato, il cinema racconta raramente questa passione

di Tomaso Vimercati
Tomaso Vimercati
(7 articoli pubblicati)
Il mitico Oronzo Canà

Quando qualche anno fa un amico mi convinse a scrivere un film sulla storia di Enrico Ravaglia, sfortunato talento del basket italiano, mi resi conto di un fatto curioso e un po' triste: in un Paese dove il terzo quotidiano più venduto è un quotidiano sportivo (indovinate quale...) e dove decine di milioni di persone praticano o seguono almeno uno sport, la filmografia di genere è quasi inesistente. Alcuni titoli si riferiscono a questo mondo (tra i miei preferiti Italia-Germania 4-3 e Santa Maradona), ma nella maggior parte dei casi lo sport rimane un pretesto per raccontare un altro tipo di storia. Benissimo, sia chiaro, ma di film sportivi veri, che abbiano come protagonisti gli atleti e le loro sfide, ce ne sono davvero pochi, spesso prodotti male e distribuiti peggio.

L'anno scorso Matteo Rovere ci ha regalato una piacevole eccezione con Veloce come il vento, in cui si racconta il mondo delle gare automobilistiche italiane. Anche in questo caso le vicende familiari dei protagonisti finiscono col prevalere sulle loro imprese sportive, ma queste ultime rimangono comunque al centro della trama. La televisione una volta tanto ha fatto meglio (almeno in termini di quantità), con qualche grossa produzione sui grandi nomi (e numi) del calcio, dell'automobilismo e del ciclismo. Per il resto, qualche discreto documentario e nulla più. Eppure il pubblico non mancherebbe: lo conferma il successo costante dei tantissimi film americani su sport di cui nemmeno sappiamo le regole. Io ad esempio conoscevo a memoria Major League molto prima di imparare a giocare (male) a baseball.

Non si può nemmeno dire che in Italia scarseggino le belle storie di sport: qualche giorno fa ne ho raccontata una meravigliosa su queste stesse pagine (guarda caso uno dei pochi film sportivi recenti è proprio Carnera di Renzo Martinelli), ma ce ne sarebbero tantissime altre pronte per essere sceneggiate e poi girate, se solo produttori e distributori italiani avessero un po' più di lungimiranza, di intuito e di coraggio. Ah, se vi state chiedendo perché non avete mai sentito parlare del mio film su Ravaglia, è semplicemente perché non fu mai prodotto. Alcuni mi dissero per i costi di produzione troppo alti, o magari era soltanto scritto male. Peccato, perché almeno a Cantù, Varese e Bologna (una delle città italiane dove si va di più al cinema e l'unica dove nei bar sport si parla più di basket che di calcio) un sacco di gente lo guarderebbe volentieri.

Fonte: l'autore Tomaso Vimercati

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