NBA Playoff 2018, che spettacolo questi Utah Jazz

Dopo la partenza dell’All-Star Hayward durante la scorsa estate, Utah ha saputo mettere in piedi una squadra giovane pronta fin da subito alle grandi sfide

di Andrea Petricca
Andrea Petricca
(54 articoli pubblicati)
Utah Jazz Gara-4 vs OKC

Nella serie contro OKC che stanno (meravigliosamente) conducendo 3-1, gli Utah Jazz stanno dimostrando che per vincere non serve necessariamente avere un roster ricco di stelle. Infatti rispetto alle tante individualità di cui possono godere i Thunder, su tutti il trio Westbrook-George-Anthony, Utah non ha un vero giocatore franchigia, tuttavia può vantare un gruppo compatto, capace di trascinarla prima in regular season e poi nel primo turno di questi Playoff.

Un’alchimia di squadra abilmente creata nel corso di quattro anni da coach Quin Snyder, ex vice di Ettore Messina al CSKA Mosca, che dopo la partenza della stellina Gordon Hayward in direzione Boston, ha scelto di mettere in piedi un sistema che prescinde dall’apporto di tutti: dal ritrovato Ricky Rubio al rookie Donovan Mitchell, dalla coppia di lunghi formata da Derrick Favors e Rudy Gobert, passando infine per i vari Joe Ingles, Jae Crowder, Dante Exum.

Partendo proprio da Ricky Rubio, il playmaker spagnolo sembra aver trovato finalmente l’ambiente ideale che esalti le sue immense qualità, mai veramente espresse fino in fondo nella precedente esperienza ai Minnesota Timberwolves. Se in regular season aveva viaggiato ad una discreta media di 13.1 punti, 5.3 assist e 4.6 rimbalzi, nel corso della postseason sta superando sé stesso aggiornando le sue statistiche in campo: 18.5 punti, 8.0 assist e 7.8 rimbalzi di media nelle prime quattro partite. Numeri che testimoniano l’enorme crescita fatta da Rubio al suo primo anno con i Jazz, entrando subito nella storia della franchigia: Rubio è infatti il primo giocatore dei Jazz che in una serie dei Playoff ha fatto registrare almeno 12 punti, 5 assist e 5 rimbalzi, cosa che non accadeva dal lontano 1996 quando l’ultimo a farlo fu un certo Karl Malone contro Seattle.

Come si fa poi a non parlare del notevole impatto che Donovan Mitchell ha avuto in quella che era la sua prima esperienza ai Playoff. Nella notte ha sfoderato l’ennesima prestazione monstre: 33 punti (superato il record di punti segnati da un rookie, precedentemente appartenuto a Karl Malone con 31 punti), 7 rimbalzi e 4 assist. Mitchell sta dimostrando di essere un realizzatore straordinario, i cui numeri vanno ad accostarsi nientepopodimeno che alla leggenda Michael Jordan: in quattro partite ha messo a referto la bellezza di 110 punti (27.5 di media), nessun rookie aveva segnato tanto eccezion fatta per MJ che ne mise 117 nel 1985. La corsa al titolo di prossimo “Rookie of the Year” sarà davvero combattuta, perché se è vero che Ben Simmons sta facendo cose straordinarie con i suoi 76ers, è vero anche che Mitchell sta facendo la medesima cosa in quel di Utah.

La serie tra OKC e Jazz ora si sposterà nuovamente alla Chesapeake Energy Arena, fortino dei Thunder, con Gara-5 in programma giovedì 26. Utah sarà chiamata all’impresa per conquistare la qualificazione alle semifinali di conference, dove ad aspettarla ci sarebbero con molta probabilità gli Houston Rockets. Un brutto cliente, certo, tuttavia nella serie contro i T-Wolves, Harden e compagni hanno dimostrato di non essere la squadra imbattile vista invece nel corso della regular season.

Fonte: l'autore Andrea Petricca

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