Born to be green: cosa vuol dire essere un Celtic

La storia di una squadra che sta trasformando l'impossibile in possibile. Il 2-0 nella semifinale di Conference contro i 76ers fa sognare un'intera città

di Giuseppe Lo porto
Giuseppe Lo porto
(29 articoli pubblicati)
Terry Rozier III

La stagione 2017/18 sembrava essere maledetta per i Boston Celtics. Una serie incredibile di vicissitudini, che gli uomini di Stevens sono stati capaci di trasformare in vere e proprie virtù. Riavvolgiamo, però, il nastro per capire come mai si può definire eroico quello che sta succedendo nel Massachusetts:

L'infortunio di Gordon Hayword: quando, dopo appena 5:45 minuti di regular season, perdi quello che sarebbe dovuto essere il tuo secondo violino,  parti decisamente in salita. Se poi si tratta di un giocatore appena firmato e di un infortunio così terribile, la situazione non può che essere ai limiti del drammatico.

L'infortunio di Marcus Smart: giocatore "di sistema", imprescindibile per questi Celtics. Un all around difensivo tra i migliori della lega, che sta migliorando molto anche nell'altra metà campo. Un problema al legamento del pollice destro lo ha costretto ai box nella parte finale della stagione regolare. Tornato nella serie contro i Bucks, si sta confermando determinante nelle rotazioni di Brad Stevens.

L'infortunio di Kyrie Irving: la perdita del proprio go to guy è stata decisamente la tegola più pesante della stagione Celtic. Fermato inizialmente solo per smaltire il fastidio al ginocchio sinistro nel mese di Marzo, il problema si è rivelato sempre più serio. I biancoverdi sono stati, così, costretti a decretare la prematura fine della stagione del playmaker.

L'infortunio di Jaylen Brown: uno strappo al tendine del ginocchio destro ha omesso la sua presenza nella parte decisiva di gara 7 contro i Bucks e in gara 1 contro i 76ers. Il rientro in campo nella seconda partita della serie è stato fondamentale per portare Boston sul 2-0.

La responsabilizzazione di Jayson Tatum: affidare a un rookie classe '98, le sorti della franchigia più prestigiosa della NBA è stata sicuramente una scelta coraggiosa. Il "problema" è che Tatum sembra tutto fuorché un rookie per l'intelligenza del suo gioco. Il soprannome "Born Ready", già utilizzato dal buon Lance Stephenson, sembra calzargli a pennello.

La responsabilizzazione di Terry Rozier III: selezionato con la sedicesima scelta al Draft 2015, il playmaker scuola Lousville Cardinals ha iniziato la stagione come specialista difensivo. Dopo il forfait di Irving, il suo minutaggio è decisamente salito e si sta trasformando in una pedina fondamentale dello scacchiere Celtic su entrambi i lati del campo.

La più giovane età media dei Playoffs: una squadra con un futuro verdissimo. L'unico over 30 è l'imprescindibile Al Horford, unica All-Star sopravvissuta all'epidemia di infortuni.

La costruzione del miglior sistema difensivo della lega: L'head coach, Brad Stevens, ha creato la difesa più imperforabile della NBA, nonostante i numerosi nuovi giocatori arrivati nell'ultima off-season.

Oltre a tutto questo c'è l'intensità che la squadra mette ogni volta che scende sul parquet. Molto spesso, guardando una partita dei Celtics, viene da chiedersi se si tratti di una gara 7 di Finale. Intensità che si tramuta in voglia di trionfare e non arrendersi mai. Boston è la squadra che ha vinto più volte recuperando una doppia cifra di svantaggio nel terzo quarto. Dei guerrieri, giovani, ma affamatissimi, senza nulla da perdere e con il futuro nelle proprie mani. Comunque andrà a finire, questa stagione, sarà un piccolo capolavoro. Onore ai Celtics, onore al Boston Pride.

Fonte: l'autore Giuseppe Lo porto

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