Zolder 2002: quando l’Italia entrò cardinale e uscì Papa

Quel mondiale di ciclismo è forse una delle ultime occasioni in cui l'Italia, partendo con i favori del pronostico, non tradì le attese e vinse la gara

di Alessandro Gagliarducci
Alessandro Gagliarducci
(22 articoli pubblicati)
RADSPORT STRASSEN-WM 2002

Negli ultimi anni una delle caratteristiche che più ha distinto sportivamente la nostra Nazione è stata quella di riuscire ad eccellere in un dato evento ogni qual volta venisse inserita nella categoria degli "Outsider" ed, al contrario, di fallire  nel caso fosse considerata tra i papabili "vincitori della vigilia". Possiamo parlare ad esempio di Giorgio Rocca e delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006: l'atleta azzurro si presentò alla rassegna casalinga come uno degli atleti simbolo del circo bianco (effettuò anche il Giuramento Olimpico) e da  "favorito", forte di cinque vittorie consecutive in gare di Slalom nella Coppa del Mondo dello stesso anno, ma nella gara di Sestriere deluse le attese uscendo nella 1° manche. 

Continuando, ci sono le eliminazioni della nostra Nazionale di Calcio ai mondiali del 2010 e del 2014 : nel primo caso, il girone eliminatorio fu forse il "più facile" che potesse capitare (l'Italia campione in carica, fu sorteggiata con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia) mentre nel secondo caso, l'Italia riuscì ad ottenere due sconfitte dopo aver battuto nella prima gara sulla carta più impegnativa l'Inghilterra. Meno eclatante, ma comunque valida per il nostro ragionamento è il fallimento della Nazionale di Basket al torneo Preolimpico del 2016, organizzato a Torino con squadre tutt'altro che "impossibili".
Esiste però almeno un caso in cui questa teoria non venne confermata: il mondiale di Ciclismo a Zolder del 2002. Il Campionato Mondiale di Ciclismo è una corsa "giornaliera" che viene organizzata ogni anno in autunno; con luogo e circuito noti ad inizio stagione agonistica. Quell'anno però, il tragitto aveva una caratteristica molto singolare: era un percorso adatto ai velocisti (categoria solitamente tagliata fuori da questo tipo di corse).

In quegli anni i velocisti che "dominavano" le corse erano sostanzialmente tre: Erik Zabel (che in quel periodo "cannibalizzava"  gli sprint del Tour De France); Robbie McEwen (che vinse la Maglia Verde al Tour proprio nel 2002) e Mario Cipollini (che stava per avvicinarsi prepotentemente al record di vittorie di tappa al Giro D'Italia, appartenente ad Alfredo Binda).
Mario Cipollini aveva però un "qualcosa" che gli altri due atleti non avevano: una squadra costruita soltanto per lui. Infatti, di solito le squadre di ciclismo avevano due tipologie di "atleti di punta", una per le corse a tappe ed una per le volate: questa scelta però faceva in modo che le energie dei vari gregari dovevano essere divise, con la conseguenza che la squadra dovesse lavorare quasi tutti i giorni, soprattutto nei grandi giri.

La squadra del Re Leone (l'Acqua & Sapone), aveva sacrificato l'essere "competitiva" nelle tappe di montagna e costruì una squadra soltanto per le tappe di pianura, e soltanto per aiutare Cipollini a vincere le volate. I vari Trenti, Scirea, Bennatti, Colombo e Lombardi quando mancano 3 km al traguardo, si posizionano in cima al gruppo e portano Cipollini con il minimo sforzo allo sprint, consegnandogli la vittoria: venivano chiamati il Treno di Cipollini. E i risultati arrivano in quel 2002: Cipollini vince la Milano-Sanremo, la Gent-Wevelgem , 6 tappe al Giro  e 2 alla Vuelta (ricordando che non venne invitato al Tour).

Il commissario tecnico Ballerini sa bene che questa strategia può essere replicata anche al mondiale, e non si lascia sfuggire l'occasione: Scirea e Lombardi, Bennatti e Cipollini vengono convocati in blocco, con l'aggiunta di un giovane velocista, considerato dallo stesso Re Leone un suo erede: Alessandro Petacchi. La gara risulta essere un capolavoro della nazionale: Bettini, Di Luca e Nardello marcano a vista i "creatori di fughe", mentre negli ultimi giri la squadra azzurra si porta in blocco davanti, evitando le cadute e consegnando al Cipollini la vittoria. Questa gara viene considerata ancora oggi come uno dei capolavori tattici del compianto Ballerini, nonché il coronamento di una stagione magica per il ciclismo azzurro.

Fonte: l'autore Alessandro Gagliarducci

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