C’era una volta in tv: quando lo sport invernale invadeva lo schermo

Negli ultimi anni, il seguito televisivo concesso agli sport invernali è sempre stato esiguo: pochi ricordano che non è sempre stata questa la situazione.

di Alessandro Gagliarducci
Alessandro Gagliarducci
(22 articoli pubblicati)
Mens FIS Ski World Cup - Super Combined

Grazie agli ultimi risultati ottenuti da Sofia Goggia e dagli altri azzurri, l'attenzione mediatica si è giustamente concentrata in maniera più marcata del solito sullo Sci Alpino; questo è stato riscontrabile sia sui tg nazionali (con diversi servizi, seppur brevi), sia nei rotocalchi televisivi.

Il motivo di tali scelte editoriali è tipico di tutti quegli sport, definiti "minori" (per il seguito e per interessi economico-mediatici, non per lo sport in sé, sia chiaro), tali da salire alla ribalta nazionale soltanto in caso di vittorie dei nostri atleti oppure in caso di grandi manifestazioni sportive (Mondiali, Olimpiadi).

In realtà, in una sorta di damnatio memoriae collettiva, in pochissimi ricordano che la situazione non è sempre stata quella appena descritta: c'è stato un tempo, neanche troppo lontano, almeno fino a venti anni fa,  nel quale gli sport invernali avevano letteralmente invaso i palinsesti televisivi. 

Cercando in rete i vecchi palinsesti delle reti generaliste, si può subito notare come ogni weekend, vi fosse un invasione di dirette per quel che riguarda gli sport invernali: intere mattinate che venivano dedicate al circo bianco, con collegamenti dalle più disparate località.

Alla luce di ciò che stiamo argomentando, c'è una considerazione da portare all'attenzione. Essendo gli anni a cavallo del nuovo millennio, molti potrebbero subito pensare che quelle scelte televisive siano figlie della "luce riflessa" lasciata dai campioni del passato (CompagnoniTomba) che avevano pochi anni prima concluso le loro gloriose carriere.

Questa lettura tende ad essere non completamente esatta per una serie di ragioni.

Negli anni immediatamente successivi i risultati della nazionale azzurra furono abbastanza modesti, e non tali da giustificare una tale presenza in tv, anche sfruttando il "credito residuo" lasciato dai campionissimi della generazione precedente.
Inoltre, non solo lo Sci alpino, ma anche lo Sci di Fondo ed in parte il Biathlon (dove il solo Renè Catarinussi non portava risultati tali da giustificare una scelta prettamente "meritocratica") comparivano nelle tv degli italiani; ed è difficile credere che la popolarità del primo avesse trascinato a tal punto le altre due discipline.
Infine, c'è da sottolineare che questo fenomeno era tale da interessare in egual misura sia la Rai che le reti Fininvest\Mediaset: questo serve a rimarcare che, poiché anche la televisione privata ha optato per questa linea editoriale, non venivano considerate soltanto ragioni di blasone nazionale, ma veniva anche presa in esame una "lettura" economica del contesto.

Si può concludere che, la tesi secondo cui i campioni italiani del passato (la valanga azzurra prima, i campionissimi degli anni 90 poi) avessero trascinato la popolarità di tali sport ai massimi livelli, possa aver contribuito a tale presenza massiva nelle programmazioni delle reti tv in quel periodo; ma tale tesi presenta comunque delle lacune: negli ultimi anni ci sono stati molti successi in queste discipline, come mai non si è tornati alla situazione di venti anni fa?

Banalmente, oltre al blasone, vi sono altri due aspetti del concetto di televisione da considerare: strutturale ed economico.

Dal punto di vista economico, oramai sport come il Calcio ed i Motori hanno un interesse economico troppo superiore rispetto ad altri sport (per giunta stagionali, come lo Sci): per cui la tv generalista tende a non investire troppo rispetto a questi ultimi.

Dal punto di vista strutturale, vi sono dei cambiamenti del contesto televisivo, come la creazione di canali tematici (Rai Sport, dove vengono dirottate le dirette dello Sci) e la scelta editoriale di ridurre lo sport nelle proprie reti (Mediaset) che fanno sì che le condizioni di quel periodo siano oramai irripetibili.

Fonte: l'autore Alessandro Gagliarducci

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