Tennis: Del Potro, il piacere di un bentornato

Per il tennista argentino, tornato finalmente in salute, sembra prospettarsi  un’annata degna del suo talento

di Alessandro Gatta
Alessandro Gatta
(2 articoli pubblicati)
Juan Martin Del Potro 29 anni

Negli occhi di Juan Martin Del Potro, mentre si appresta a servire per l’ultima volta e chiudere la splendida corrida finale  di Indian Wells contro Roger Federer, c’è la consapevolezza di essere ad un attimo dal terminare un discorso rimasto in sospeso per troppo tempo, quello con le finali Masters 1000 che l’avevano sempre visto rincasare senza titolo in tasca. Fin qui la cosa tecnica. 

Nell’immagine di Juan Martin Del Potro che si consegna sguardo al cielo al trionfo californiano contro il migliore di sempre, c’è la certezza di aver chiuso un percorso, quello di una sofferenza sportiva nemmeno immaginabile da chi non l’abbia vissuta da dentro; e questa è la cosa mistica per certi versi. Perché non è mica facile prendersi uno Slam a 21 anni contro quel mostro svizzero, guarda caso sempre lui, e di lì a poco impantanarsi in una palude di infortuni che sembrano imprigionarti una volta e non mollarti più,  non è facile intrufolarsi nel circolo dei Fab Four che si sono presi il tennis da anni e ritrovarsi in un attimo sbattuti di nuovo a terra a ricominciare la salita, non è facile accettare che nel tuo fisico da granatiere si nascondano in realtà difetti di fabbricazione cosi impietosi da renderti vittima degli ortopedici, seppure i migliori in circolazione. Soprattutto non è facile ribellarsi alla tua mente quando la parola ritiro inizia ad entrarti in circolo ed a roderti il cervello fino alle fondamenta, al punto in cui lui l’accetta e ne fa la tua zona di comfort.

Il totem argentino però non è mai stato di quest’idea: con tenacia, un’ostinazione quasi unica e ripartendo dal baratro di una posizione ben oltre la 1000ma al mondo, roba che giochi i tornei sul campetto del custode se non l’ha già prenotato un altro, s’è messo in testa di ritornare là dove il suo talento l’aveva portato con merito. Così, ripartendo da cocenti eliminazioni al primo e secondo turno praticamente ovunque ma rifiutando il concetto di sconfitta come regola di vita, Del Potro si è testardamente arrampicato sempre più su, coi suoi polsi nuovi di zecca, tra un argento olimpico da favola e la coppa Davis vinta per la sua adorata Argentina, ritrovando poco alla volta prima il giocatore poi l’uomo che si è riconsegnato definitivamente a noi ed a se stesso, sguardo al cielo a celebrare la vittoria ad Indian Wells. Proprio ora che Cesar, il suo splendido terranova a cui Del Potro ha recapitato la dedica più sentita in conferenza stampa, per un gioco beffardo del destino lo ha lasciato dopo averlo accompagnato in questi 10 anni di montagne russe; non prima però di essere stato certo che Palito fosse stato pronto a ripartire.

Tranquillo Cesar, il tuo padrone finalmente si è messo in marcia. Quanto a te, fai buon viaggio.

Fonte: l'autore Alessandro Gatta

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