Au revoir Arsène, emblema di un calcio lontano e vincente

Arsène Wenger ha annunciato che a fine stagione lascerà l'Arsenal, dopo 22 anni indimenticabili

di Federico Rosa
Federico Rosa
(13 articoli pubblicati)
Wenger-trophies

1 ottobre 1996. Chi vi scrive aveva 8 giorni, Gigio Donnarumma non era ancora stato concepito e un giovane Gigi Buffon si prendeva la porta del Parma. Il tutto mentre l'Arsenal per la prima volta nella sua storia, sceglieva di affidare la panchina a un non inglese o irlandese. Un certo Arsène Wenger, arrivato direttamente dal Giappone, dove era emigrato dopo aver vinto uno scudetto in Francia con il Monaco. Nessuno, quel primo ottobre, avrebbe mai potuto prevedere che quel 56enne di Strasburgo sarebbe diventato il miglior allenatore della storia del club, in un regno lungo 22 anni.

3 campionati inglesi, 7 FA Cup e 7 Community Shield il bottino totale di Wenger a Londra, a cui si aggiunge una finale di Champions, nel 2006, persa contro il Barcellona, anche a causa dell'espulsione del portiere ex-Milan Lehmann al 18' del primo tempo. In mezzo la parentesi più bella, quella dell'Arsenal degli invincibili della stagione 2003-04, che vinse il campionato senza perdere una partita. L'ultima squadra a riuscirci era stato il Preston North End, nel 1889. Un allenatore aziendalista, direbbero in molti. Più probabilmente un manager nella maniera più british possibile, con grande libertà sul mercato, pianificato quasi in toto dall'allenatore alsaziano, esempio ne siano le decine di giocatori francesi transitati dai Gunners, da Vieira ad Henry, passando per Koscileny, Anelka e chi ne ha, più ne metta. Ispirato dal calcio totale di Rinus Michels, fautore del 4-4-2 come pochi altri nella storia, la consistency de le Professeur è stata qualcosa di impressionante: 21 stagioni e una sola volta sotto il quarto posto, l'anno scorso. Wenger è tutt'ora l'emblema di un calcio passato, votato al lungo periodo, quel calcio in cui Sir Alex Ferguson non fu esonerato nonostante due undicesimi e un tredicesimo posto nelle prime quattro stagioni al Manchester United. In poche parole, quel calcio fatto da società che nelle difficoltà legittimavano l'allenatore, invece di esonerarlo, consapevoli del proprio ruolo all'interno dello spogliatoio e del valore della fiducia nelle proprie scelte nel lungo andare.

Negli ultimi anni il rapporto con i tifosi dei Gunners non era più idilliaco, al punto che la frase "Wenger out" era diventata un vero e proprio tormentone. Oggi però tutto il popolo rosso di Londra si è stretto attorno al proprio allenatore per ringraziarlo dei ricordi. Era il last man standing della Premier del passato, della Premier del City di Kevin Keegan, dello United di Ferguson, del Chelsea di Lampard e, appunto, dell'Arsenal degli invincibili di Wenger. Merci, Arsène.

Wenger-out
Fonte: l'autore Federico Rosa

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