Mountain Bike: ritorno alle origini nei paradisi del silenzio

Quando la fatica diventa parte integrante della felicità

di Giovanni Cigognini
Giovanni Cigognini
(56 articoli pubblicati)
val vestino

Sono nato a Milano, una grande città, con una grande passione : la bicicletta. Fin da piccolo ho pedalato in mezzo agli scarichi delle miriadi di auto, camion e molto altro gioendo solamente ad agosto, quando la città si svuotava e gli enormi viali si potevano percorrere addirittura osservandoli, come se li si vedesse per la prima volta, orfani del terribile traffico cittadino. Poi la fuga dalla big city e una nuova vita sulle rive del lago di Garda, la conoscenza di un nuovo territorio e di nuovi amici. Anche loro con la mia stessa passione ma con una particolarità. Le ruote grasse. La mountain bike (pur con tutto il rispetto dovuto) ha poco da spartire con la bici da strada, forse lo stesso numero di ruote. Ma l'approccio allo sforzo, il necessario approfondimento della tecnica di guida e la varietà dei percorsi sono qualcosa di completamente diverso. Le discipline di MTB sono differenti per tipologia, alcuni prediligono il down hill trasportando le bike in altura meccanicamente per poi lanciarsi in discese spericolate dove esaltano al massimo la viscerale ricerca di adrenalina. Per me non è così, me lo hanno insegnato i miei "guru" della bike, amici che praticavano questo sport dall'adolescenza: la discesa te la devi guadagnare attraverso la fatica delle salite.                 

Si parla di strade sterrate , oppure asfaltate ma sconnesse e spesso con pendenze notevoli. Di lunghi tratti dove la forza di gravità si diverte impassibile a osservare le smorfie di sofferenza e gli affannosi respiri  che si perdono nel silenzio dei meravigliosi luoghi che circondano il Benaco. Quando queste salite le affronto da solo poi, spesso su fianchi di montagne che mostrano il lago sottostante, mi sembra di entrare in quelle enormi cattedrali dove viene spontaneo chinare il capo.  Poi discese non necessariamente a rotta di collo, anzi spesso controllate, varie volte su quelle che chiamano "single track", dei sentierini di sassi sconnessi e terra  dove il rollare dei copertoni fa da morbida colonna sonora ed unico suono. Fiancheggi pascoli, vedi boschi con alberi secolari, a volte incontri animali di diverse specie che percepiscono come te quell'immenso senso di libertà. E' facile percorrere decine di chilometri in solitudine senza incontrare altre persone. Semplicemente uno sport che unisce i valori agonistici a uno spettacolo naturale sempre mutevole che ti riporta indietro nel tempo fino a quella dimensione esistenziale che sappiamo esistere, pur consapevoli di non poterla afferrare.

Fonte: l'autore Giovanni Cigognini

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