“Free Solo”, documentario di un’impresa leggendaria

La storia della scalata di "El Capitán" da parte di Alex Honnold è da brividi anche per chi non sa cosa significhi arrampicarsi

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
Free Solo

“Immagina un traguardo nel mondo sportivo del livello di una medaglia d’oro olimpica, solo che se non vinci quella medaglia muori." A sentire queste parole pronunciate da Alex Honnold mentre si guarda il documentario "Free Solo", vengono decisamente i brividi. Nonostante Alex sia l'arrampicatore in solitaria più capace al mondo, nonostante tutta una serie di fattori, far dipendere la propria vita da un appoggio di una parete rocciosa non è mai semplice. Finché ci si trova in una palestra attrezzata, fino a quando si commenta questo sport estremo davanti ad una tv sembra tutto scontato: qualcuno potrebbe dire che persone come lui facciano solo quello nella vita, ma quando si sta scalando una lastra infinita dell'altezza di 2307 metri la vita è letteralmente appesa ad un filo, visto che anche lo stesso protagonista definisce "El Capitán" (nello Yosemite) come "la parete più spaventosa che esista sulla Terra".

Ciononostante, la paura non è stato il sentimento predominante durante questa scalata, perché in fin dei conti Alex è sicuro dei propri mezzi. Ha iniziato a scalarla nel 2009, e da quel momento ci è salito più di 40 volte con l'aiuto delle corde, ma mai senza. Ama talmente il rischio da fare una disciplina praticata solo dall'1% degli arrampicatori, che necessita una concentrazione più alta del normale. Uno sport tanto estremo da avere un impatto negativo pure sulla sua vita sentimentale, che a voler riportare le sue parole, "verrà sempre dopo l'arrampicata". Malgrado ciò la sua attuale fidanzata Sanni sembra riuscire a godersi la vita assieme a lui, sebbene una caduta da 9 metri di Alex da lei causata abbia rischiato di porre fine alla loro relazione. Come ogni compagna di un esperto di free solo, è ben consapevole che da un momento all'altro potrebbe ricevere notizie dolorose, ma evita di pensarci per non frenare i successi del partner. Fidanzato che prima di tentare un'impresa mai riuscita come quella di "El Cap" ha scalato altre pareti impegnative, tra cui Moonlight Buttress (Utah, 289 m) e Half Dome (Yosemite, 609 m). Per prepararsi a questa ardua sfida, ha affrontato più e più volte il suo "nemico" con l'aiuto del suo idolo di gioventù, Tommy Caldwell. Un uomo che ha aperto la strada per la scalata della lastra rocciosa più famosa al mondo, capace di percorrere vie considerate troppo complicate dal 99% dei professionisti. Tramite i suoi consigli, un'intensa dose di allenamenti in Marocco assieme alla troupe che ha girato con lui il documentario, nonché grazie a decine di pagine di appunti sui vari punti d'appoggio di "El Capitán", Alex Honnold è riuscito nell'impresa a cui nessuno aveva mai nemmeno pensato di poter aspirare, scalare "El Cap" in free solo. Molti penseranno che sia un tentativo per folli, ed è quello che lo stesso arrampicatore ha pensato, tanto che dei test medici hanno fatto notare come per attivare la sua amigdala gli serva un livello di stimolazione più alto del normale. 

Chiamatelo pure pazzo, fatto sta che questo uomo che da 9 anni vive in furgone, e che 6 anni fa cenava nel parcheggio di Walmart con soli 88 centesimi, è diventato il climber più famoso al mondo, finendo su varie riviste e testate di prestigio internazionale. Un ragazzo che da bambino era il solito nerd a cui piacevano Lego e computer, che era malinconico e timido, che si arrampicava da solo perché non voleva conoscere nessuno. Poi la passione si è trasformata in lavoro, e i suoi guadagni l'hanno convinto a creare una fondazione per finanziare progetti sull'ambiente in Africa, o come dice lui per "riequilibrare la bilancia cosmica". Vedere un documentario come questo, vincitore di un Oscar nel 2019, fa letteralmente venire i brividi, tanto che sembra di trovarsi lì, a 2000 metri di altezza, in compagnia di Alex. Se lo fossimo veramente proveremmo una strana sensazione, perché a detta di Tommy Caldwell, "fluttuare tra le montagne con Alex è come una droga, é come bere una birra mentre si fuma una sigaretta".

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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