Analisi sociologica del concetto di tifo: fantacalcio e implicazioni

Sarà il gioco più in voga in questi ultimi anni, che appassiona gli stessi giocatori di calcio, capace di apportare novità di carattere sociale?

di Sara Tombolato
Sara Tombolato
(8 articoli pubblicati)
Question

 Secondo il sito calciofinanza.it nel 2017 il numero dei partecipanti al fantacalcio in Italia si aggirava intorno ai 6 milioni. E’ una cifra considerevole, attualmente già incrementata e destinata ad aumentare nei prossimi anni. Ma perché questo gioco sta appassionando così tante persone? La risposta è semplice e inequivocabile: il fantacalcista in realtà riassume molte delle figure più interessanti del mondo del calcio; un po’ presidente, un po’ direttore sportivo, un po’ talent scout, molto allenatore, con il vantaggio che per parteciparvi non servono liquidità vere, abilità certificate e non c’è alcun rischio d’impresa. E’ un mondo fantastico dove il senso della vittoria edonistica è vero .

Ma questo gioco, nato in America nel mondo del football e ripensato e riadattato da Riccardo Albini, è da considerarsi davvero solo un gioco o avrà delle implicazioni di tipo sociologico? A mio parere, il concetto di tifo, lentamente, con l’avvento di questa "novità" sta mutando e sta per diventare, usando un termine caro a Bauman, liquido.
Considerando che la maggior parte dei fantacalcisti ha una squadra del cuore è interessante analizzare cosa succede alla propria fede calcistica partecipando alle varie fasi del gioco in oggetto. Tanto per cominciare distingueremo il fantacalcista in tre categorie:

Il fantacalcista non tifoso: generalmente disinteressato al mondo del calcio, gioca solamente per soddisfare il proprio "spirito imprenditoriale" e per il gusto di vincere;
Il fantacalcista passionale: ossia colui che si lascia influenzare dalla sua fede calcistica sia al momento dell’asta e sia quando si tratta di far scendere in campo la formazione;
Il fantacalcista professionale: l’impenetrabile, colui che è in grado di mantenere grande lucidità e distacco dalla sua squadra del cuore e dalle simpatie verso i vari calciatori, allo scopo di ottenere il massimo risultato.

Dove emergono le peculiarità sopra descritte? Ovviamente nelle varie fasi del gioco dove si noteranno una serie di comportamenti messi in atto che nulla hanno a che vedere con il concetto di tifo tradizionale. Analizzeremo, qui sotto, con una breve sintesi, solo i più importanti ed evidenti.

Al momento dell’asta, alcuni giocatori, tenderanno ad acquistare i propri beniamini, senza badare all’effettivo rapporto qualità/prezzo. Ad esempio se all’asta partecipano due tifosi della Juventus, pur di accaparrarsi un giocatore “rappresentativo” della squadra del cuore saranno disposti ad alzarsi reciprocamente la posta fino a gonfiare eccessivamente il valore del calciatore in questione.

Detto condizionamento sarà evidente anche nel momento in cui verranno schierate in campo le formazioni. La tendenza a far partire titolari  giocatori della propria squadra che hanno rendimenti in campo non soddisfacenti, nel caso del giocatore troppo passionale, potrebbe rivelarsi una trappola da cui difficilmente uscirà senza danni.

Senza dimenticare che la presenza di top player (soprattutto attaccanti) fa la grande differenza nelle formazioni, per cui le squadre che ne sono prive - è antisportivo da dire ma è pura e semplice verità -  spereranno in qualche acciacco dell’avversario che molto spesso può essere proprio il top player della squadra del cuore o il beniamino che non sono riusciti ad acquistare al momento dell’asta.

E infine forse il fatto più divertente ossia che il fantacalcista professionale, potrebbe trovarsi addirittura a tifare proprio per la squadra antagonista a quella per cui simpatizza. Per estremizzare, nel caso in cui un tifoso della Fiorentina possedesse nella sua fantarosa Ronaldo, potrebbe sussultare di gioia quando quest’ultimo infila la palla nella porta difesa da Dragowski che gli consente di portare a casa un bel +3.

Sarà quindi interessante vedere e analizzare quello che succederà negli anni a venire, se questo bel gioco, ormai definibile popolare, porterà anch'esso, come il fratello maggiore calcio, cambiamenti negli usi e nei costumi della gente.

Fonte: l'autore Sara Tombolato

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