Io e la Nove Colli vissuta nel mito di Marco Pantani, il Re dei Re

La Nove Colli rappresenta per un ciclista l'Università delle gran fondo, perchè il percorso è talmente arduo che metterebbe in crisi anche i più allenati

di Fabio Faiola
Fabio Faiola
(76 articoli pubblicati)

Partiamo dalle origini di quella che considero la gran fondo più bella del mondo, almeno per me, ovvero la Nove Colli che dal 1971 si svolge ininterrottamente con grande successo di iscrizioni, che superano abbondantemente le 10.000 persone con punte di 12.000. I percorsi sono 2: uno da 130 km con 1840 mt. di dislivello,  e l'altro da  205 km con  3840 metri. Per i pochi che non lo sanno ancora, il nome "Nove Colli" trae origine dalle 9 ascese che bisogna affrontare durante il lungo tragitto. 

Nel ricordo di Pantani

La mia esperienza risale al 2005, l'anno successivo al decesso di Pantani. Rammento quel periodo come se fosse ieri, perchè la sua morte lasciò in tutto il mondo sportivo, e non solo, un immenso vuoto che ancora oggi nessuno è riuscito a colmare, e credo che mai alcuno ci riuscirà, perchè il Pirata è come Ulisse: inarrivabile. L'unico modo che avevo per rispettare la sua morte era quello di andare a correre nella sua  amata Cesenatico e ho deciso , dopo tanti anni di rinvii , di iscrivermi. Essendo un triatleta e non potendo pedalare ogni giorno,  ho fatto una preparazione impostata su 3 sedute settimanali con il lungo (fondamentale), le sfr. e le ripetute in pianura nello stesso giorno (il che non è consigliabile), ed una terza sessione alternando fondo medio e fondo progressivo, più una gran fondo al mese a chilometraggio crescente (120 km, 160 km, 190 km) per poter arrivare  rodato al grande giorno. Forte e sicuro della preparazione fatta, mi presentai al via con la speranza di scendere sotto le 7 ore ad una media di 30 km/h ; 

La cronaca

Ore 06:30 del mattino, sono in seconda griglia tra migliaia di ciclisti, pettorale n. 1500, o giù di lì, se non ricordo male, il colpo dello starter ci dà il via ed i primi 30 km sono uno spasso con punte sui 50km/h, il che mi rende fiducioso. Al km 37 ecco il Polenta, il primo colle da scalare di 8 km, dove la pendenza ed il dislivello sono abbastanza lievi tanto che supero l'ostacolo con facilità. 

Dopo altri 30 km (quasi) tra discesa e pianura  mi tocca il Pieve di Rivoschio in cui la pendenza media si alza (4.7 % per 8 km) e qualcuno inizia a staccarsi, ma vista la mia condizione, anche questa salita mi è amica. Nemmeno il tempo di rifiatare che si presenta il terzo colle di Ciola della lunghezza di 6 km con pendenza media del 5.5 % ; il gruppetto nel quale mi trovo è di circa 30 persone, e ci prepariamo  ad affrontare il mitico Barbotto (5.5 km., disl. 372 mt., pendenza media 6.9%, massima 18%) dopo 3 ore di gara, in linea con i miei obbiettivi iniziali. 

Purtroppo una foratura mi fa perdere il  gruppo in cui mi trovo, e quei 6 minuti impiegati per cambiare la camera d'aria sono stati fatali, perchè per 100 km sono rimasto  in solitaria fino al 190km, e  forse è stato un bene, perchè l'aver bucato mi ha permesso di ammirare meglio tutte le meraviglie paesaggistiche del percorso, che difficilmente avrei potuto guardare durante la trance agonistica. 

Conclusioni 

Ricordo con nostalgia quei luoghi in cui il mio idolo Pantani era cresciuto a pane, amore, piadine e pedalate. Come suscritto,  ho affrontato in solitudine i successivi colli di Monte Tiffi, Perticara, Monte PuglianoPasso delle Siepi, con poche difficoltà perchè ero molto allenato, ma intorno al 176 km, in prossimità del Gorolo, ho iniziato a sentire la stanchezza e mi sono fermato per altri 6 minuti per ristorarmi prima del  tratto finale in pianura. 

Terminata l'ultima salita mi hanno raggiunto  alcuni gruppi di ciclisti, con i quali ho affrontato i 20-25 km più scattanti della giornata perchè, dopo 7 ore di gara, ancora avevano le forze per andare sui 45-47 km/h, e cosi mi sono attaccato al loro treno concludendo la gara in 7 ore e 28 minuti (28.5 km/h), che al netto dei 12 minuti persi per  la foratura ed il  ristoro fanno 7 e 16. Certo non ho centrato il tempo preventivato, ma ho conosciuto il luogo dove il Pirata è nato ed ho fatto la più bella esperienza della mia vita sportiva. 

Fonte: l'autore Fabio Faiola

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