Quando lo sport diventa leggenda: quel tie break fra Borg e McEnroe

Riviviamo una delle pagine più emozionanti della storia del tennis, una  partita irripetibile con due vincitori.

di Massimiliano Gatta
Massimiliano Gatta
(6 articoli pubblicati)
Wimbledon Lawn Tennis Championship

Non è stato soltanto un tie break e voi lo sapete bene. Perché se metti a confronto Bjorn Borg e John McEnroe,  tu non stai raccontando una vicenda sportiva ma una metafora della vita, due modi apparentemente inconciliabili di interpretare il tennis e di concepire l’esistenza. Il campione contro il ragazzo ribelle, la freddezza glaciale contro il talento focoso, il Mito contro il Genio. Poco importa se nella vita siano poi diventati grandi amici. In campo erano Atene e Sparta, Coppi e Bartali, Frazier ed Alì. E lo stesso valeva per i tifosi; era impossibile non schierarsi e non parteggiare  apertamente per l’uno o per l’altro perché il tennis è fatto di passioni decise, nette, senza compromessi o indulgenze per il politically correct.

Londra, 5 Luglio 1980, stadio centrale di Wimbledon. Finale del singolare maschile, sono di fronte Bjorn Borg  e John McEnroe, l’incontro ferocemente desiderato da tutti gli appassionati. In ballo c’era la Storia; Bjorn scendeva in campo per conquistare il  quinto titolo consecutivo, una impresa impensabile in età moderna,  soprattutto  per uno che era considerato un terraiolo irriducibile, il più grande di tutti i tempi su quella superficie almeno fino all’avvento di Rafa Nadal. Ed invece lo svedese aveva dimostrato la sua grandezza adattandosi all’erba meglio di qualunque specialista, aveva trionfato quattro volte laddove non c’erano mai riusciti campioni straordinari come Ken Rosewall o Ilie Nastase, battuto proprio da Borg nella finale del 1976. Ma stavolta era diverso; per la prima volta il primato assoluto di Borg era  davvero in discussione. Sebbene Jimmy Connors sia stato per molto più tempo di Borg al vertice della classifica ATP, non era mai stato davvero superiore allo svedese. John, invece, in virtù di un talento smisurato e di un gioco tanto brillante quanto efficace, sarebbe potuto diventarlo. Perciò la vera posta in gioco era chiara a tutti.

L’incontro non delude le attese; l’americano parte a razzo e conquista facilmente il primo set ma  Borg, appellandosi alla sua determinazione e alla sua forza di volontà ribalta il risultato e si porta due set ad uno, 5-4 e 40-15 sul proprio servizio: la coppa sembra già posizionata sulla bacheca dello svedese. Ma il Fato, quella forza misteriosa cui persino gli dei dell’antica Grecia dovevano sottostare, non era d’accordo perché voleva regalarci una pagina di sport degna di Omero. E allora nasconde per tre volte consecutive la prima palla di servizio a Bjorn mentre John si è sentito tutto ad un tratto come Achille protetto dalla Pallade Atena. Passante di rovescio lungolinea, dritto lungolinea dopo un rapido scambio al volo, passante in rete di Borg ed infine una straordinaria risposta incrociata  sulla ritrovata prima dello svedese: 5-5 e l’americano è di nuovo in partita. Due ordinari turni di battuta e sul 6-6 si va al tie break, si esce dalla cronaca e si entra nella leggenda. Trentaquattro punti, ventitré minuti, una alternanza infinita e mozzafiato fra match point per Bjorn e set point per McEnroe, break e controbreak, punti bellissimi da entrambe le parti, finché sul 17-16 per l'americano, Borg non sbaglia la volèe decisiva. 18-16 per John e si va al quinto set.

Quello che succederà dopo è cosa nota. Borg vincerà quel set decisivo per  8-6 e conquisterà il quinto titolo  di Wimbledon consecutivo. Del resto soltanto un fuoriclasse con i nervi d’acciaio poteva risollevarsi dopo quel meraviglioso, drammatico tie break perduto, che avrebbe annientato chiunque. McEnroe perde ma non esce dal campo sconfitto; perché a distanza di 39 anni la sua impresa lunga trentaquattro punti non è stata meno celebrata del successo finale di Borg. Perché il tennis è fatto di colpi prima ancora che di titoli. Ed in materia di colpi pochi tennisti possono vantarsi di essere all’altezza di John Patrick McEnroe.

Fonte: l'autore Massimiliano Gatta

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1 COMMENTI

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  1. A. - 1 settimana

    All’epoca della partita non ero ancora nata ma vedendo il film mi sono emozionata… Bell’articolo!

Gazzetta Fan News

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