Stefano Baldini: “Atene, le due ore migliori della mia vita sportiva”

Intervista tra passato, presente e futuro, a uno dei più grandi maratoneti di sempre a livello mondiale, che sarà anche il nuovo allenatore di Valeria Straneo

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(102 articoli pubblicati)
Mens Marathon Medal Ceremony

Se c'è un uomo che rappresenta la corsa coi suoi successi, e in particolare la maratona, questo è Stefano Baldini.  Nel suo medagliere, oltre all’oro olimpico, due ori agli europei, e due bronzi mondiali. Lo incontro a Milano, poco prima di Natale.

Stefano, partiamo dal tuo primo risultato importante nella Maratona: il secondo posto a Londra nel '97, cosa ricordi di quella gara?
“Ricordo che l’inizio fu molto veloce, poi dal quinto chilometro lasciai andare il gruppetto di testa, e corsi da solo fino quasi al trentesimo chilometro. Quando in testa alla gara la tattica prese il sopravvento, rientrai sui primi continuando a correre del mio passo. Quando li raggiunsi, presi in mano le redini della corsa, e la vittoria mi sfuggì soltanto in volata”.

Veniamo al tuo oro ad Atene: è rimasto qualcosa di non detto rispetto a quella gara?
“Su Atene credo di aver detto proprio tutto, sono stati scritti articoli, ho scritto libri, l’argomento è stato davvero sviscerato fino in fondo. Forse solo oggi, dopo tanti anni, mi rendo conto di quanto è stata grande quell’impresa. Furono le due ore migliori della mia vita sportiva. Il 2004 fu per me un anno di grande condizione psicofisica, crebbi giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento”.

Mi rendo conto che la prossima domanda non ti piacerà: Vanderlei De Lima l’avresti raggiunto ugualmente, se non fosse stato aggredito da uno spettatore?
“Be', questa è la domanda con cui, da circa quindici anni, devo quasi giustificare la mia medaglia d’oro. Gli split parlano chiaro, avrei vinto comunque la gara. Lui è stato bravissimo, perché riuscì a reagire a un momento di grande difficoltà, tanti non sarebbero riusciti a riprendere la competizione. Lo stesso Vanderlei, a distanza di tempo, ha ammesso che quel giorno io ero stato il più forte”.

Cosa si prova quando non hai ancora tagliato il traguardo, ma sai che stai per vincere la medaglia d’oro olimpica?
“Ricordo che quando a quattro chilometri dalla fine rimasi da solo, mi dissi: Dai, ora godiamoci questi ultimi undici minuti. Se da un lato non vedevo l’ora di tagliare il traguardo, dall’altro non volevo che quegli istanti passassero troppo alla svelta, perché stavo vivendo un momento di grande esaltazione. Maturava sotto i miei piedi il risultato per cui avevo lavorato una vita”.

A parte Atene, quale consideri la tua gara migliore?
“Campionato d’Europa 2006 a Goteborg. Nonostante fossi consapevole che il mio momento migliore fosse passato, e la carriera si avviava alla conclusione, riuscii a vincere l’oro, a trentacinque anni”.

L’ unico oro che ti manca é quello del campionato mondiale, per te è un rammarico?
“Non sono mai arrivato all’appuntamento iridato al cento percento della forma, e poi bisogna accettare il fatto che alcune volte c’è qualcuno più bravo di te. Nella carriera di ogni sportivo c’è sempre una “lacuna”, e comunque non si può mai sapere come il destino sarebbe potuto cambiare: magari vincevo il campionato del mondo, e perdevo mordente nei confronti delle Olimpiadi, chi lo sa?"

Qual è lo stato di salute della maratona azzurra?
“A livello maschile, rispetto ai miei tempi, oltre alla quantità, manca la qualità. Allora eravamo in 6/7 atleti capaci di correre dalle 2h11’ in giù, questo stimolava la competizione tra di noi, che ci spingeva a migliorarci. E a questo scopo, anche se magari non eravamo proprio tutti 'amiconi', ci allenavamo insieme, avevamo una mentalità molto aperta”.

 Parliamo di Valeria Straneo: è recente la notizia che sarai il suo allenatore, come nasce il vostro sodalizio?
“L’idea è di Valeria. Circa un mese fa mi ha chiesto se ero disponibile a seguirla, nel percorso che la dovrebbe portare alla sua terza Olimpiade. Ci ho pensato un po’, e alla fine ho detto sì, mi è sembrata una ottima idea. Valeria è una mamma/atleta matura e ancora molto ambiziosa, e se non incorrerà in contrattempi di natura fisica, darà ancora moltissimo al running italiano”.

Mens Marathon
Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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