Salvatore Antibo: “Sono ancora il più amato dai tifosi”

Una intervista tutto cuore con Totò Antibo, uno dei più grandi mezzofondisti di tutti i tempi, la cui carriera è stata spezzata dalla malattia

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(120 articoli pubblicati)
Salvatore Antibo

Totò Antibo è stato uno dei più grandi mezzofondisti a livello mondiale, un eroe dell’atletica italiana su pista. Ma questa volta vorrei parlare soprattutto di un uomo, che ricorda se stesso come se fosse un’altra persona, non nascondendo mai la sua nostalgia, che è poi anche la nostra. “Dopo tanti anni resto il più amato, e non riesco a capire perché" racconta a Gazzetta Fan News. "La gente mi contatta su Facebook, mi chiede di scrivere qualcosa, di raccontare le mie gesta.. Sembra quasi che vogliano che io torni a correre. Sono sincero, vivere con l’epilessia non è affatto bello. Ho circa quindici crisi al mese, praticamente una ogni due giorni. Ho provato ogni tipo di cura, di farmaco, ma non riesco a venirne a capo. Non c’è possibilità di guarigione per me, vivo in casa e non guido più".

Pensi di essere stato il migliore di tutti i tempi?
“Tutti affermano che ai miei tempi, ero il numero uno al mondo, persino il mio amico Alberto Cova, che ha vinto tutto. Il migliore di sempre è difficile da stabilire”.

Ad Helsinki nel 1989 hai mancato il record del mondo sui 10.000 m per tre secondi, eri più arrabbiato o più contento?
Il record non arrivò per un mio errore, se avessi corso l’ultimo chilometro in crescendo, come facevo sempre, avrei realizzato il record del mondo, senza dubbio. Comunque per me, la migliore gara sui 10000 m non la corsi ad Helsinki ma ad Oslo nel 1991, dove peraltro sono stato battuto. La gara fu strepitosa, una corsa ad ucciderci l’un l’altro, tra me e Skah, che fino a quel momento non conoscevo. Ancora oggi è considerata la gara più spettacolare sui 10000 m, andate a rivederla su internet”.

Sei rimasto imbattuto quasi tre anni, sui 10.000 m, roba da vero campione...
“Io dico sempre che sono stato bravo, ma non un campione, perché non ho vinto tutto quello che c’era da vincere. In fin dei conti mi manca l’oro olimpico, e mi manca l’alloro ai mondiali, e ti anticipo l’argomento, dato che mi starai per fare la domanda su Tokio”.

E’ così Totò: parliamo dunque dei tristemente famosi, per te e per noi tifosi, mondiali di Tokio del 1991. Dovevano essere i mondiali della tua definitiva consacrazione, invece…
“Nel 1991 ero all’apice della mia carriera, ero ancora più forte dell’anno prima, quando agli Europei di Spalato, vinsi sia i 5000 mt che i 10000 m. A Tokio avevo un vantaggio rispetto agli altri, cioè i keniani Tanui e Chelimo. Loro avrebbero tenuto un ritmo a me congegnale. Skah era lui l’unico mio rivale, gli altri due li avevo sempre battuti, e li avrei battuti anche ai mondiali. A metà gara eravamo rimasti noi favoriti, a giocarci la gara. Al settimo chilometro mi ritrovai ultimo, senza sapere perché. Mi volevo ritirare, ma poi pensai che non era corretto nei confronti dei miei avversari, era giusto che terminassi la gara anche se non potevo più vincere. Non ero più io, non sapevo cosa mi fosse successo. Successivamente, in seguito ad approfonditi esami, si scoprì che avevo l’epilessia, e che probabilmente durante la gara ero stato vittima di una crisi. Forse scaturita a seguito di un incidente stradale che ebbi un anno prima, in cui sbattei la testa”.

Senti, ma è vero che da ragazzo l’atletica non ti piaceva?
“E’ così, per accontentare una mia insegnante, la professoressa Mandalà, che fu molto insistente, andai a Palermo dal professor Polizzi, a fare dei test atletici. Corsi un 1000 m in 3’01’’, poi mi chiese di correre anche un 2000 m, chiudendo in 5'54". Dopo di che chiesi  che mi lasciasse andare a casa perché “tanto a me l’atletica non piace”. Dieci giorni dopo il professor Polizzi venne a cercarmi a casa mia, e mi disse, questo non lo dimenticherò mai, queste parole: 'Voglio parlare con i tuoi genitori, perché non posso perdermi un campione come te'”.

Segui ancora le gare in televisione?
“Sempre, io amo l’atletica, non vedo l’ora che sia aprile per assistere alla maratona di Londra, sarà una gara meravigliosa tra Kipchoge e Mo Farah! Seguo anche il calcio: sono tifoso dell’Inter".

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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