Maratona di Roma anno 2003, esperienza indimenticabile e unica

Correre per le strade di Roma chiuse al traffico ed i suoi monumenti, è una delle cose più gradite che possa mai sperare qualsiasi sportivo con la S maiuscola

di Fabio Faiola
Fabio Faiola
(23 articoli pubblicati)
Crossing The Line

Non sono mai stato un vero maratoneta in quanto la mia specialità è sempre stata la lunga distanza nel triathlon con l'Ironman, che prevede 3,8km di nuoto, 180km di bici, e per finire 42km.195 metri di corsa. Tuttavia il fascino delle competizioni di endurance è sempre stato in me, infatti ogni anno, cercavo durante la stagione autunnale o primaverile, di preparare la distanza che Dorando Pietri e tanti altri fecero celebre nel mondo.

Tra le varie che ho corso, quella che mi è più cara è la maratona di Roma del 2003 dove con pochissimi km nelle gambe chiusi in 2 ore e 51 minuti, tempo niente male per un triatleta che correva 3 volte a settimana in quell'epoca. Certamente ero facilitato dalla resistenza che gli allenamenti in bici mi rendevano, ma devo dire che la 42km e 195 mt. è dura per tutti anche per i più allenati, compreso me. La preparai con circa un mese specifico di intensi training, dove nelle prime due settimane, mi dedicai solo alla corsa con dei lunghi di 2 ore al massimo, in cui percorrevo dai 26 ai 28km. Nelle settimane successive cambiai radicalmente e passai a tre sedute di corsa più altre tre di bici, grazie alle quali aumentai la resistenza alla fatica. In teoria si dovrebbe fare il contrario (correre soltanto negli ultimi giorni), ma ogni atleta ha la sua metodologia. In quegli anni non vivevo ancora a Roma, e ogni occasione era buona per andarci, e il solo desiderio di competere nella città eterna mi allettava non poco, e nonostante le maratone richiedano almeno 12 settimane mirate di addestramento (quando si hanno buone basi), in 30 giorni fui pronto per parteciparvi. Voglio raccontarvi prima gli aspetti tecnici, per poi passare a quelli emotivi: nei 15 giorni che precedettero il grande evento mi dedicai ad una seduta di lungo da 120 minuti, poi ad una di ripetute, dove i lavori classici che svolgevo erano 15x1000 con recupero di 3 min. e 5x3000 con recupero di 5 min. da fermo, perché in quegli anni ancora non era di moda il recupero attivo. La terza seduta era un fondo medio da 90 minuti a 3e45/50 al km, alternato ad una progressione di 30 minuti a fondo lento, altri 30 a fondo medio, per poi finire con l'ultima mezz'ora a fondo veloce. Terminati gli ultimi allenamenti arrivò il fatidico giorno del 23 marzo, in cui mi presentai al via con delle aspettative cronometriche minime, e alle 9e30 dopo lo starter, iniziai la mia storia d'amore con le strade romane libere dal traffico. Erano gli anni in cui iniziavano a vedersi lungo il percorso di gara anche i gruppi musicali, che ti sostenevano a ritmo incalzante, simili a quelli di New York, e Roma diventava sempre più importante come manifestazione. In quell'anno  vi presero parte 12.308  podisti, con una folta presenza di stranieri, circa 5000 provenienti da 70 paesi, e il motivo per cui nella capitale non si riesca a fare determinati tempi ancora oggi, è dovuto al semplice fatto che il percorso presenta alcuni tratti molto impegnativi in leggera pendenza, tra cui i leggendari sanpietrini. Per me, che venivo da una piccola città di 40 mila abitanti, correre nel centro storico, sul lungotevere, attraversare Piazza di Spagna e le altre, per poi passare davanti ai più storici monumenti, sostenuto tra l'altro da perfetti sconosciuti come lo ero io per loro, fu la gioia più grande, perché una volta al traguardo mi sentii cittadino romano a tutti gli effetti. Ad onor di cronaca la gara fu vinta per gli uomini dal keniano Frederick Cherono in 2h08min. e 47sec., mentre per le donne vinse l'italiana Gloria Marconi in 2h29min. e 35sec. L'arrivo al Colosseo mi ripagò di tutte le fatiche e dell'alzataccia mattutina, in cui mandai giù gli ultimi carboidrati per affrontare il lungo sforzo. Tornai a casa l'indomani e festeggiai con tanto di medaglia al collo il mio piccolo traguardo. La città era governata da Veltroni, l'Italia da Berlusconi e la mia amata AS Roma da Capello e dalla famiglia Sensi, ed io feci il mio personale in maratona.

Arrivederci Roma.

Fonte: l'autore Fabio Faiola

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