Franca Fiacconi: “Pace fatta con Maura Viceconte”

La grande maratoneta ci racconta alcuni aneddoti della sua carriera: dal suo trionfo a New York, alla rivalità con la Viceconte, fino alle Olimpiadi mancate

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(120 articoli pubblicati)
Franca Fiacconi

Franca Fiacconi, il lato femminile della medaglia d'oro, nella maratona. Anche se non ha avuto l'occasione di partecipare alle Olimpiadi, dove sicuramente avrebbe ben figurato, il suo palmarès è di tutto rispetto. Tra tutte spicca certamente la vittoria a New York nel 1998, dove altre tre volte è andata a podio.

Raccontaci della tua vittoria a New York

"Sono partita in testa comandando la gara fin da subito, e imponendo il mio ritmo alle altre. La mia avversaria diretta era la primatista mondiale Tegla Loroupe, che aveva già vinto a New York due volte, e che aveva un personale di ben otto minuti migliore del mio. Infatti, il finale di gara fu un testa a testa tra me lei, la guardavo da dietro gli occhiali da sole, cercando di cogliere il minimo segno di cedimento. Quando mi accorsi che era effettivamente in difficoltà, decisi di attaccare, e la staccai. Mancavano ancora 4 km all’arrivo, li corsi a testa bassa, senza mai voltarmi a guardarla. Gli ultimi 500 mt praticamente volai, ridevo e salutavo tutti. Chiusi in 2h25’, stabilendo il nuovo record italiano, migliorandolo di quasi quattro minuti".

Nel 2018 sei tornata a correre a New York per celebrare il ventennale della tua vittoria

Già, lo scorso novembre, ci sono tornata con alcuni amatori di cui curo la preparazione. La cosa che più mi ha emozionata è stato l’affetto della gente, lungo tutto il percorso c'erano miei tifosi, ho fatto tutta la maratona salutando il pubblico.

Niente Olimpiadi di Atlanta e di Sidney per te, nonostante in quegli anni tu fossi una delle migliori. Perché?

"Nel 1996 al Campionato Italiano staccai il tempo minimo di qualificazione, ma da noi non si disputano i trials come negli Usa, la decisione finale spetta al tecnico, che scelse altre atlete che non avevano ottenuto i miei risultati. Ero arrabbiatissima, protestai, ma non ci fu nulla da fare. La corsa è fatta di tempi cronometrici, i quali non sono opinabili, non puoi asserire che una atleta che in precedenza ho staccato di tre minuti, alle Olimpiadi potrà fare meglio di me".

Sei rimasta in contatto con qualcuna delle azzurre con cui rivaleggiavi?

"Attualmente ho riscoperto Maura Viceconte, all’epoca me la presi perché lei era andata alle Olimpiadi, ed invece io rimasi a casa. C'era qualcosa in sospeso, di non detto tra di noi. Vent’anni dopo ci siamo rincontrate, ne abbiamo parlato, abbiamo chiarito i nostri punti di vista, e ora c’è un bel rapporto tra me e lei. Per certe cose ci vuole un po’ di tempo".

Tra i tuoi allori, c’è anche un argento alle universiadi di Buffalo nel ’93

"La gara si tenne a Buffalo, negli Usa, c’era un caldo soffocante, infatti la partenza fu data la mattina molto presto, per evitare le ore più calde. Mi ritrovai in testa con tre atlete giapponesi, una si staccò e rimanemmo solo in tre. A quel punto il bronzo era certo, ma non mi accontentai e arrivò la medaglia d’argento. All’arrivo c’era il presidente Primo Nebiolo, lui non mi conosceva, si complimentò con me e mi disse: Ma possibile che c’è una bella romana, che va forte e vince la medaglia d’argento, e nessuno me l’ha annunciata? Fu una grande soddisfazione".

Come vedi invece la situazione a livello professionistico?

"Dopo Baldini il nulla. Non c’è stato ricambio generazionale, i nostri migliori atleti, sia al maschile che al femminile, sono bravi ma un po’ troppo avanti con l’età. Probabilmente a livello femminile otteniamo più risultati, ma è un po’ casuale, il problema è che non vedo giovani emergere. Io ho corso la mia prima maratona a ventitrè anni, e a trentanove ero a fine carriera. Mi aspetterei di vedere un movimento di giovani promesse che sia importante, ma poco sembra muoversi all’orizzonte". 

Di cosa ti occupi oggi?

"Faccio l’allenatore della sezione running del Circolo Canottieri Roma, pensa che ho portato a correre la maratona di New York un signore di quasi settant’anni. Poi collaboro con l’agenzia Effetto Italy, che organizza viaggi a carattere sportivo". 

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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