Federica De Nicola, una scommessa chiamata Ironman

Federica, studentessa di medicina a Milano, ci racconta come è arrivata al triathlon, e del suo primo podio da professionista in un Ironman

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(102 articoli pubblicati)
Federica

Questa settimana facciamo la conoscenza di Federica De Nicola, triatleta e più precisamente una ironwoman di Milano, che alcuni mesi fa in Malesia ha colto il suo primo podio da professionista nell'Ironman di Langkawi.

Ciao Federica, cominciamo dal tuo recente terzo posto a Langkawi, raccontaci come è andata

"E’ stata la gara più dura che abbia mai disputato. Generalmente prediligo gareggiare al caldo, mi esprimo molto meglio, ma a Langkawi la temperatura percepita era di quarantadue gradi, veramente troppo. I ristori erano stati posti sul percorso ogni 2 km, a ognuno prendevo due bottigliette d’acqua per arrivare a quello successivo, ma non erano sufficienti. Ho finito la benzina molto presto, mancava ancora molto al traguardo, così ho cominciato ad usare ogni tipo di espediente per tenere la mente impegnata e ignorare la fatica. Così è arrivato il mio primo podio da pro".

La svolta per te è arrivata nel 2017 a Kona

"Proprio così. I giorni che precedettero la gara non furono di buon auspicio: a Kona sarei dovuta andare con mia mamma, ma in prossimità della partenza venne a mancare mio nonno, così dovetti partire da sola. Non solo, uno dei motori dell’aereo su cui viaggiavo esplose, così fummo costretti ad un atterraggio di emergenza in Canada. Il viaggio durò in tutto cinquantasei ore! Ero ormai rassegnata a fare una scampagnata, non c’erano le condizioni fisiche e psicologiche per poter fare bene. Al via ero libera da ogni punto di vista, non avevo alcuna aspettativa su di me, non indossai neanche il Garmin: ne uscì la mia gara migliore di sempre"!

Solitamente si arriva triathlon dopo essersi cimentati prima nella corsa, e/o nel ciclismo, se non sbaglio tu ha saltato questo passaggio, è esatto?

"Si esatto, non vengo da nessuna delle tre discipline. La scelta del triathlon fu un caso, in quanto il mio ex fidanzato che giocava a rugby, mi scherniva perché non ero per nulla sportiva. Così per dimostrargli che se avessi voluto, avrei potuto fare qualsiasi sport, mi iscrissi ad un mezzo Ironman. Pur preparandomi pochissimo arrivai in fondo. A questo punto c’ero dentro con tutte le scarpe".

Ci pensi a Tokio 2020, o ti dedicherai esclusivamente all’Ironman?

"No, non ci penso per nulla, sono troppo lenta nella frazione di nuoto, e poi io mi esprimo meglio in gare lunghe, dove l’aspetto psicologico, la resistenza e la testa dura sono qualità importanti da mettere in gioco. Non ho mai disputato una gara più corta del mezzo Ironman".

Una frase molto comune tra i triatleti è che patiscono la frazione di nuoto, è così anche per te?

"Si purtroppo, il nuoto ce l’abbiamo innato, ma se non lo pratichi perdi questa capacità. Ho imparato a nuotare, o meglio non affogo, ma non ho la naturalezza e la confidenza di chi è stato in acqua fin da bambino".

C’é qualcosa che lo sport ti ha insegnato, che ti é stato utile nella vita?

"Mi ha dato fiducia in me stessa, e mi ha reso più spontanea. Mi ha aiutata a superare quei complessi che ti fanno chiudere in te stessa".

Pensi di cimentarti nella maratona?

"Sinceramente non ci ho mai pensato, forse più avanti, quando avrò chiuso con il triathlon, e comunque non da professionista".

Ho intervistato molte sportive, ho notato che hanno uno spirito competitivo più elevato rispetto agli uomini, secondo te perché?

"Secondo me anche gli uomini sentono molto la competizione, ma in un modo diverso. Per loro è più un istinto animale, primordiale, voler dimostrare di essere il migliore, primeggiare su tutti gli altri. Per le donne è un modo per emanciparsi, per dimostrare il loro valore".

Riprenderai prima o poi gli studi di medicina?

"Penso di si, anche perché ho dato molti esami e non mi manca molto alla laurea. Comunque il mio obiettivo non è quello di fare il medico in uno ospedale, mi piacerebbe lavorare per esempio in una agenzia antidoping, o comunque fare un lavoro in cui far valere le mie conoscenze medico scientifiche, in laboratorio".

Federica
Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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