Enrico Maggiola: “Ringrazio Ivan Cudin, spero di non deluderlo”

Il protagonista dell'intervista di questa settimana è Enrico Maggiola, delfino di Ivan Cudin, che lo ha definito "più di una promessa" dell'ultramaratona.

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(112 articoli pubblicati)
Enrico Maggiola

Due settimane fa Enrico Maggiola ha ricevuto l'investitura ufficiale di Ivan Cudin, che lo ha definito "Molto più di una promessa" del mondo dell'ultramaratona. Non potevamo quindi esimerci dall'andare alla scoperta del delfino di Ivan, che ad ottobre disputerà con i colori azzurri il Campionato Mondiale di Ultramaratona 24 ore su strada.

Ciao Enrico. Come hai iniziato a correre?
"Dunque, ho cominciato nel 2010, allora vivevo a Philadelphia. Nel tempo libero frequentavo molto la palestra, poi alcuni amici mi coinvolsero e cominciai a correre insieme a loro. Un anno dopo, quando ero già tornato in Italia, correvo la mia prima maratona, a Napoli, e da lì non ho più smesso. Anzi, chilometro dopo chilometro ho allungato sempre più la distanza percorsa, il che mi ha permesso di cimentarmi nelle ultramaratone".

Quale credi sia la tua più bella impresa sportiva, fino a questo momento?
"La 100 km di Asolo, corsa due anni fa. Conclusi la gara in 8h12’, andando molto oltre le mie aspettative. C’è da considerare che i primi 50 km della corsa sono durissimi, si arriva sul Monte Grappa. Quando ho tagliato traguardo non ci credevo al tempo che avevo realizzato, posso tranquillamente affermare che è la gara di cui sono più orgoglioso".

Hai ricevuto una investitura ufficiale da Ivan Cudin, che ti ha definito “molto più di una promessa”.
"Si, ho letto, subito dopo l’ho chiamato per ringraziarlo e per dirgli che forse è stato un po’ troppo ottimista. Comunque ho apprezzato molto le sue parole, con me è sempre stato gentilissimo, anche prima che ci conoscessimo personalmente. Ivan Cudin e Vito Intini sono stati per me una vera enciclopedia dell’ultramaratona, hanno sempre saputo consigliarmi per il meglio. Io continuerò a dare il massimo, spero di migliorare e di non deluderli".

Correrai la Spartathlon quest’anno?
"Quest’anno no, perché ad ottobre ci sono i Campionati Mondiali 24 ore su strada, ad Albi, in Francia, e abbiamo il divieto da parte della federazione di disputare gare di distanza superiore ai 160 km, nel periodo precedente questa manifestazione. Comunque, anche senza divieto, non l’avrei corsa la Spartathlon, non è sufficiente un mese per recuperare da uno sforzo simile, e disputare un buon Mondiale".

La Spartathlon è la gara che sogni di vincere più di tutte?
"E’ sicuramente la gara con più fascino, direi quasi che viene adorata dagli ultramaratoneti. Vincerla sarebbe il sogno non solo mio, ma di moltissimi altri, a me comunque basterebbe fare bene".

Che cos’è un ritiro, per te?
"Un trauma! Mi è capitato una sola volta e me ne sono pentito a lungo. Stavo disputando una gara di 24 ore, in Grecia, tentando di migliorare il mio personal best time. Intorno alla quattordicesima ora mi sono reso conto che stavo rallentando e siccome avevo l’hotel disponibile ancora per poche ore, decisi di ritirarmi e di riposare un po’. Il mattino dopo mi ero già pentito e quella seguente fu una settimana d’inferno. Da allora non la concepisco come opzione, quella di ritirarmi".

Al via delle ultramaratone ci sono sempre più atleti, è davvero un bene? Non c'è forse troppa gente che va allo sbaraglio?
"Dipende con quale approccio si affronta l’ultramaratona. Se uno la fa per divertimento, consapevole dei propri limiti, non esagera e si prepara a dovere, non ci vedo nulla di male, né di negativo. Mi fa piacere anzi che sempre più persone si appassionino a questo mondo".

Quando non lavori e non corri cosa fai?
"Viaggio, ma in realtà quando viaggio corro, quindi ti sto rispondendo a metà. Comunque non in gara, intendo dire che in ogni paese che visito, voglio fare una piccola corsa, apporre una bandierina, come si fa con le terre conquistate".

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Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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