Italia: quando la vittoria si colora di azzurro! [terza parte]

L'azzurro ha colorato alcune delle imprese che hanno più emozionato gli sportivi italiani.

di Marco Fiammetta
Marco Fiammetta
(79 articoli pubblicati)
Pallavolo Olimpiadi e Fed Cup

Il nostro viaggio fra i colori della vittoria è giunto alla penultima tappa. Abbiamo già ricordato alcune imprese della nazionale di pallanuoto maschile e delle tenniste azzurre in Fed Cup: è giunto il momento di occuparci dei principali successi ottenuti dall'Italia nella pallavolo.

Nel mondiale disputato in Brasile nel 1990, dopo avere concluso il girone della prima fase alle spalle di Cuba, la nostra nazionale di pallavolo maschile eliminò agevolmente Cecoslovacchia (3-0) ed Argentina (3-0) qualificandosi per le semifinali. Al Maracanazinho di Rio de Janeiro la partita contro i padroni di casa fu densa di emozioni. Le due squadre arrivarono a giocarsi tutto al quinto set, deciso da Andrea Lucchetta. Nella finale per il titolo la squadra di Julio Velasco ritrovò la nazionale cubana. L’aver perso il primo set fece tornare alla mente la netta sconfitta (0-3) patita ad inizio torneo, ma gli azzurri, stavolta, avevano "gli occhi della tigre" richiesti dal proprio allenatore e, con l'ultimo punto griffato Lorenzo Bernardi, vinsero l’incontro (per 3-1) ed il mondiale.

Quattro anni dopo la squadra di Velasco andò in Grecia per difendere il proprio titolo. Anche in quel caso gli azzurri persero l’ultima sfida del girone (2-3 contro il Giappone), ma conclusero ugualmente al primo posto avendo così accesso direttamente ai quarti di finale. Le successive vittorie (tutte per 3-1) contro Russia, Cuba ed Olanda, permisero agli azzurri di confermarsi sul tetto del mondo. Incredibile la dimostrazione di forza della squadra italiana in grado di vincere l'ultimo set del mondiale col punteggio di 15-1! Nel 1995 l'Italia, precedendo anche in quel caso la nazionale olandese, conquistò la Coppa del Mondo (il torneo a girone unico riservato alle due migliori squadre per continente). 

Nel 1998 la squadra azzurra volò in Giappone per i campionati mondiali dove, pur non rientrando fra le favorite per la vittoria finale, vinse nove dei dieci incontri delle due fasi a gironi, perdendo nettamente la sfida contro la Jugoslavia (0-3). Qualificata alle semifinali insieme agli slavi, a Cuba ed al Brasile, la nostra nazionale, in quell'edizione allenata da Bebeto, ebbe la meglio sui sudamericani dopo cinque set. In finale, come otto anni prima, l’Italia si trovò di fronte l’unica squadra che era stata in grado di batterla nelle fasi a gironi. Anche stavolta gli azzurri riuscirono a prendersi la rivincita in una sfida senza storia vinta per tre a zero. Per Marco Bracci, Fefè De Giorgi, Andrea Gardini ed Andrea Giani fu il terzo titolo mondiale!

Dal 1990 la generazione di fenomeni (definizione utilizzata dal telecronista Jacopo Volpi in occasione dei mondiali del 1994) riuscì a conquistare anche otto delle prime undici edizioni della World League!

Nel mondiale di pallavolo femminile disputato in Germania nel 2002 il cammino dell’Italia fu altalenante. Dopo avere concluso in testa il girone della prima fase (vincendo le cinque partite per 3-0!), le azzurre, nella fase successiva, vennero sconfitte da Russia (2-3) e Cuba (1-3). A quel punto, per accedere ai quarti divenne decisiva la sfida con la Grecia: la netta vittoria (3-0) consentì alla squadra di Marco Bonitta di accedere agli incontri ad eliminazione diretta. L’Italia ritrovò sicurezza battendo agevolmente la Corea del Sud (3-0) e la Cina (3-1) conquistando, così, il pass per la finale. Alla Max Schmeling Halle di Berlino, contro gli Stati Uniti, la sfida si decise al quinto set, che si concluse con due schiacciate della numero 3 in maglia azzurra: Elisa Togut.

Negli anni successivi l'Italia, allenata da Massimo Barbolini, conquistò anche due Coppe del Mondo: nel 2007, davanti al Brasile, e nel 2011, precedendo gli Stati Uniti. In entrambe le occasioni, così come ai mondiali tedeschi, erano presenti la palleggiatrice Eleonora Lo Bianco e la centrale Sara Anzanello.

[continua]

Fonte: l'autore Marco Fiammetta

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