Super Bautista, super Ducati o c’è dell’altro?

La tripletta del debuttante Alvaro Bautista lascia alcuni interrogativi sul livello di competizione nel mondiale dominato da Rea negli ultimi quattro anni.

di Giuseppe christian Ferreri
Giuseppe christian Ferreri
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baustista vs rea

La trasferta di Philip Island che, da anni, apre il Mondiale Superbike è andata in archivio con il dominio di Alvaro Bautista il quale, all'esordio assoluto nel massimo campionato per le derivate di serie, è stato un vero e proprio asso pigliatutto; infatti, al di là della pole position, conquistata dal quattro volte Campione del Mondo Jonathan Rea, lo spagnolo si è aggiudicato in maniera perentoria Gara 1, Gara 2 e, in mezzo, persino la nuova Superpole Race, la gara sprint di soli dieci giri. Insomma, un fine settimana nel segno del pilota della Ducati e della fiammante Panigale V4, anch'essa all'esordio nel Mondiale SBK e che ha mandato in pensione una 1199 che, purtroppo, non è stata capace di aggiudicarsi un singolo mondiale sin dallo sfortunato debutto nel 2013. La nuova ammiraglia di Borgo Panigale ha, sicuramente, inciso sull'esito della prima prova del Mondiale; infatti, come lamentato dal nordirlandese campione in carica, il motore della Ducati, in grado di superare i 16000 giri,  dà un vantaggio netto nei circuiti con curvoni veloci e lunghi rettilinei, proprio come quello australiano. Lo stesso Rea, poi, afferma che il propulsore della Panigale, in quanto "più progressivo e fluido", permette di gestire al meglio l'usura degli pneumatici, a differenza di tutte le altre moto presenti nel Campionato. D'altro canto, però, è sufficiente guardare gli ordini di arrivo per accorgersi che, al di là dello spagnolo, per trovare un'altra Ducati in classifica bisogna scendere fino al nono posto, ottenuto da Michael Rinaldi con la Ducati clienti del Team Barni e, in Gara 2, al settimo posto dove troviamo Chaz Davies, pilota Ducati fin dal 2014, che non è sembrato affatto a proprio agio con la nuova V4 per tutto il weekend, tanto da finire dietro al sopraccitato Rinaldi in Gara 1; insomma, se è vero che la Panigale sembra avere un'altra marcia rispetto alla concorrenza, è altrettanto vero che un solo pilota ha saputo spingerla al limite per portare a casa risultati di prestigio, il che potrebbe gettare ombre sul reale grado di competizione all'interno del campionato.

Proprio alla luce di ciò, pur dovendo riconoscere che il livello medio non sia più quello di una decina di anni fa, quando a giocarsi i Campionati c'erano grandi manici del calibro di Biaggi, Haga, Checa, Corser, la brillante meteora Spies e sua maestà Troy Bayliss, è altrettanto vero che Rea, Davies, Sykes, Melandri, e, qualche anno fa, nomi come Guintoli o Laverty, sono anch'essi piloti di tutto rispetto che hanno ben figurato nelle recenti stagioni della SBK e, alcuni di essi, anche in MotoGP. Il weekend di gara appena conclusosi, però, ha visto un esordiente assoluto, quasi senza fatica, sconfiggere senza appello quel Johnny Rea che ha letteralmente ammazzato gli ultimi quattro Campionati, abituandoci ad assistere a svariate fughe solitarie in sella ad una Kawasaki pressoché perfetta in ogni appuntamento, beccandosi più di dieci secondi in ognuna delle due gare "vere" da Bautista che, da debuttante, ha fatto en-plein come fece John Kocinski, sempre su Ducati, nel 1996 (mentre Max Biaggi si dovette "accontentare" di esordire vincendo solo gara 1 con la Suzuki Alstare, nel 2007). E' vero che questa pista sia sicuramente nelle corde dello spagnolo, visto anche il quarto posto collezionato lo scorso ottobre, in MotoGP, con la Ducati ufficiale (sulla quale ha corso in luogo di Jorge Lorenzo); tuttavia, vedere lo scarto tra il pilota iberico e tutto il resto dello schieramento, sembra lasciar intendere che non ci sia partita. Probabilmente, è ancora troppo presto per esprimere giudizi ma, qualora l'andazzo del fine settimana dovesse ripetersi, sarebbe necessario rivedere un Campionato da anni in triste declino (anche a causa di continue e discutibili modifiche regolamentari), in modo tale da renderlo più appetibile e stimolante sia per i piloti che per la case costruttrici, al fine di restaurare un livello di competizione degno della storia di questa nobile categoria.

Fonte: l'autore Giuseppe christian Ferreri

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