Stoner punge Rossi-Vinales: “Piloti responsabili dei problemi Yamaha”

Casey Stoner osserva dall'esterno i problemi di casa Yamaha: "Possono cercare molte scuse sulla moto, ma anche i piloti sono responsabili"

di Luigi Ciamburro
Luigi Ciamburro
(50 articoli pubblicati)
Getty Images

Casey Stoner è un personaggio che calamita l'attenzione anche in veste di collaudatore. Due titoli iridati e un addio inaspettato nel bel mezzo della carriera, a soli 27 anni. Da tre stagioni in Ducati per aiutare il suo amato team a riprendersi quel titolo iridato che lui ha conquistato per l'ultima volta un decennio fa. Ma l'australiano, celebre per le sue bagarre con Valentino Rossi, è anche un attento e cinico osservatore della MotoGP.

CAOS YAMAHA - A Sepang ha girato prima dei piloti ufficiali nel primo test stagionale, ha guardato da vicino l'evolversi della Desmosedici, con un occhio anche agli avversari. Perché Ducati da quest'anno parte tra i favoriti, con Yamaha che rappresenta una grande incognita dopo i risultati dell'anno scorso e gli alti e bassi della prima uscita.  "È molto difficile da capire", ha detto Casey Stoner ad Autosport, quando gli è stato chiesto di valutare la stagione 2017 di Yamaha. "Guardando dall'esterno è impossibile dirlo. Maverick ha iniziato con molta fiducia all'inizio dell'anno, dopo essere stato a suo agio in pre-campionato. Ma è molto facile perdere la fiducia e la tua direzione quando hai un paio di cadute. È ancora giovane e non ha ancora molta esperienza in MotoGP". Parte delle colpe, secondo Casey, ricadono anche su Vinales e Valentino: "Possono cercare molte scuse sulla moto... Quando i piloti di Tech 3 hanno usato lo stesso telaio, non hanno riscontrato gli stessi problemi". I piloti hanno le loro responsabilità? "A mio parere sì. Ci sono sempre dei pro e dei contro, ma passare dall'essere straordinariamente competitivi e i migliori a lottare per la top 10... C'è qualcosa in più del pacchetto secondo me".

TESTER DUCATI - Nei due giorni di test in Malesia l'ex iridato ha iniziato il lavoro di sviluppo sulla Ducati testando alcuni aggiornamenti, ma il maltempo gli ha impedito di saltare in sella alla GP18. Inutile chiedergli di tornare in un Gran Premio anche come semplice wild card. Dopo l'addio nel 2012 mai gli è saltato in testa di tornare a gareggiare, meglio la tranquilla vita familiare, lontano da un ambiente che iniziava a creargli troppa pressione. Proseguirà il suo lavoro di collaudatore almeno fino a quando le MotoGP riusciranno a divertirlo. "Mi piace lavorare un po' più vicino agli ingegneri. Spingo e combatto sempre, perché Jorge e Dovi sono i miei piloti, quindi devo fare di tutto per farli essere più competitivi. Più successo hanno, più mi sento più orgoglioso. perché li ho aiutati a raggiungere questo obiettivo".

Fonte: l'autore Luigi Ciamburro

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