Marquez mio, ma che pasticcio mi combini

Il fascino del pilota a cui si spegne il lume della ragione, amore o odio, il dilemma di una Motogp da scintille

di Francesco Fiori
Francesco Fiori
(32 articoli pubblicati)
Marquez-Rossi

Tutto il mondo lo odia, tutti, tranne chi ha rotelle pari alle sue, a quelle di Marc Marquez, pilota che ieri ha deciso di scrivere al contrario le regole del motociclismo. Al momento attuale è più facile odiarlo che amarlo...eppure...esistono le eccezioni. Forse Marquez ha semplicemente sbagliato era del motociclismo, più vicino allo stile rischiatutto di Schwantz che a quello più moderato dei vari Lorenzo, Rossi e Dovizioso. Una voce fuori dal coro, questo sembra Marquez che ha lo stesso angelo/demone che si impossessava di Ayrton Senna, spietato una volta chiusa la visiera del casco giallo. Marquez ieri ha semplicemente fatto quello che Rossi gli ha combinato nel Gran Premio della Malesia 2015 quando allargando la gamba il pesarese fece cadere lo spagnolo, con polemiche tali da indurre Valentino alla partenza dall'ultimo posto nella gara successiva, con i sogni di gloria svaniti nella morsa di Marc con Lorenzo. A pensarci bene ora un Marquez che parte dall'ultimo posto nel prossimo gran premio di Austin sarebbe come far assaporare il sangue ad uno squalo killer, oltretutto nella pista che da sempre è territorio di Marc. Lo stile del talento di Cervera è questo, il rischiatutto che può causargli gravi problemi, con l'ultima gara che avrebbe conquistato agevolmente anche dall'ultima posizione, visto un passo gara senza rivali.

Eppure...

Eppure Marc non sa cosa significhi la parola "attesa", perché una volta superato Dovizioso, rivale mondiale, avrebbe dovuto attendere il momento opportuno per passare Rossi che annaspava con la Yamaha, invece no, primo spiraglio e prima botta dentro, come capitato pochi giri prima con Espargaro. Questione di foga, illogica e cattiveria che fanno di Marquez un personaggio unico nel paddock, si può amarlo o odiarlo, ma forse il giovane leone questa volta ha colpito a morte il vecchio Dottore. Quando ad un pilota si spegne la luce succedono sempre pasticci, basti vedere Vettel che sperona Hamilton lo scorso anno nel circuito di Baku, o ancor prima lo storico titolo di Loris Capirossi che stende con entrata killer Tetsuya Harada nel 1998, indovinate dove? Argentina. Anche Rossi però non è un santo, Gibernau, Biaggi e Stoner ne sanno qualcosa ed è questo il fascino unico del pilota della massima categoria, pronto a tutto per il gradino più alto del podio. Quel che è certo è che da ora in avanti se ne vedranno ancora di più belle.   

Marquez
Fonte: l'autore Francesco Fiori

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.