Dottor Rossi, che ci fa con un quarto posto?

Lettera aperta di un tifoso a Valentino Rossi, ponendo una dolorosa domanda: non è ora di dire basta?

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(30 articoli pubblicati)
MotoGP of Australia - Previews

Ciao Dottore, chi ti scrive è un tuo tifoso da sempre.

Da quando tutti impazzivano ancora per Max Biaggi, e tu gareggiavi in 125. Ma sapevo che l’avresti spazzato via, tu eri e sei di una altra pasta. Lui era un bravo pilota, tu un fenomeno.

C’è molta differenza.

E così è stato, hai spazzato via lui, e una miriade di altri pretendenti al tuo trono.

Insieme a Giacomo Agostini, rappresenti la massima espressione del talento in moto, ora che ancora gareggi, molti tuoi tifosi non se ne rendono conto, perché il presente alleggerisce il peso delle imprese sportive, ma un giorno i giornali scriveranno di anniversari di una tal vittoria.

Andranno in onda in tv speciali su ricorrenze di titoli mondiali, di sorpassi, e di incredibili rimonte.

Di quando, alla prima gara con la Yamaha, hai portato alla vittoria una moto che fino a pochi mesi prima, galleggiava faticosamente in fondo al gruppo.

Quando emergerà un ragazzino di belle speranze, dalle serie minori, davvero non vorrei essere in lui. Perché tutti lo etichetteranno come tuo erede, si aspetteranno da lui di rivivere le emozioni, e le vittorie, che sapevi regalare tu.

La gente non si arrende al fatto, che ogni sportivo è unico, che nessuno è uguale a un altro, e che il fatto che non ci sarà un altro Valentino Rossi, non vuole dire che non ci sarà un altro campione delle due ruote.

E che uno sportivo di talento, che sta cercando di emergere, in realtà odia essere paragonato al suo illustre predecessore,  perché questo lo carica di eccessive responsabilità, e perché mira a diventare il migliore di sempre. Se viene considerato un erede, si pensa implicitamente che non possa fare meglio di lui, ma solo avvicinarsi al suo palmares.

Tutto questo preambolo, è solo per sferrare quella che tu considereresti una coltellata, se leggessi questa lettera, e magari mi apostroferesti con un “ma vai a cagare”. 

Che te ne fai dei quarti posti, Vale?

Davvero dimmi, cosa aggiungono questi onesti piazzamenti, alla tua straordinaria carriera?

La carriera di un irripetibile fenomeno, inafferrabile dentro e fuori la pista.

Mi duole dirlo, ma l’ora di dire basta, è già scoccata, ma tu per ora preferisci rimanere in sella.

Questi giovanotti, che credono di poter dire di averti battuto, non combattono contro il te migliore, col Dottore al suo apice; sai che enorme smacco sarebbe stato, negli ultimi anni, per Marques, vincere senza te in pista?

Sarebbe stato un Re senza corona, perché se non batti batti il migliore, non sarai mai il migliore.

Perché gli hai dato questa illusione?

Lo so, la passione è un fuoco duro da spegnere, sono pochi gli sportivi che hanno capito al momento giusto che era il momento di andare al parco a correre, la domenica, anziché perseverare nella loro ossessione.

Intendiamoci, tu non sei uno di quei campioni al tramonto che intristiscono se stessi, e i loro fan, con prestazione sempre più anonime e incolori, ma non sei fatto per arrivare quarto, quinto, settimo….

Non è il tuo posto quello, non è il tuo spartito, non è il tuo copione.

Tu hai vinto nove titoli mondiali, una messe interminabile di podi e vittorie, quindi quando uno come te, per motivi anagrafici, non può più stare in cima, non deve sentirsi dire “Bravo Rossi, sei arrivato quarto, bella gara”.

Uno come te, deve avere il coraggio dire basta.

Corri la maratona, datti al ciclismo, al motocross, ai rally, fai ciò che ti piace, oltre alle moto. Divertiti, goditi la vita.

Per età potrei essere un tuo fratello maggiore, non ho mai guidato una moto, e benché sia uno sportivo, non so cosa vuol dire stare in cima.

Per quello so, come te, che la passione non ci lascia dormire la notte, ci dice continuamente di non mollare, ti sussurra all’orecchio “ancora una”.

Non è facile, lo so che non è facile, anzi è proprio difficile, ma pensaci: tu non sei, e non sarai mai, un quarto posto. Pensaci.

Con ammirazione e affetto, ciao Dottor Rossi.

 

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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