Vettel, campione anche di umiltà

Il tedesco è un vero e proprio martello in pista, ma rispetto a Hamilton capisce i suoi errori e non critica costantemente il team

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
Australian F1 Grand Prix

La differenza tra Hamilton e Vettel non la fanno i risultati in pista o tutto quello che gira attorno alla gara, bensì l’atteggiamento dentro e fuori il circuito, il modo di porsi con il proprio team, con i media e con i tifosi. Nessuno discute i due super piloti alla guida, nonostante le differenze: Hamilton, ad esempio, è il mago della pioggia, mentre Vettel quello della gestione delle gare. L’inglese riesce a lavorare meglio sotto pressione, mentre come si è visto già quest’anno a Hockenheim, il tedesco della Ferrari cede talvolta ai colpi delle aspettative, sempre altissime per un pilota con il suo ricco palmares. Al contrario Vettel riesce a lavorare egregiamente con le gomme, riuscendo sempre a sfruttare al massimo il loro ciclo vitale prima di sostare ai box, mentre Hamilton e in generale la Mercedes fanno più fatica a trovare il bilanciamento maggiormente adatto alla vettura.  

Ciò che però conta nell’affibiare a un driver l’etichetta del Campione con la c maiuscola è soprattutto il suo comportamento. Per lo show gente come Hunt e Hamilton, abituata per natura a essere trascinatrice delle folle nonché catalizzatrice d’attenzioni, è sicuramente il massimo a cui aspirare, ma per tutto il resto degli appassionati Vettel è sicuramente il pilota perfetto: sempre pronto a chiedere scusa nel caso faccia errori, umile senza risultare fastidioso. Un uomo capace di non criticare il team quando le cose non vanno, uno che tenta sempre di dare il massimo per ottenere il risultato migliore possibile in qualsiasi caso. Non come Lewis che non appena si presenta un problema inizia a tempestare il muretto box con team radio pieni di lamentele e critiche a non finire. Un comportamento che non si addice a un vero campione. Perché Hamilton sarà anche un martello in pista (“HammerTime” docet), ma sia dentro che fuori la gara manifesta un’insofferenza non adatta al ruolo che ricopre. Un po’ come Neymar, che sfrutta ogni fallo per lanciarsi in cadute parecchio teatrali. 

Monza e le restanti gare decideranno il campione di questa stagione. Noi, a dispetto della classifica, il nostro l’abbiamo già eletto. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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