Il “Tilkodromo”, ossia il nuovo standard dei circuiti di Formula 1

L'architetto tedesco Hermann Tilke ha portato in Formula 1 dodici nuovi circuiti e ridisegnato tre, generando critiche e complimenti

di Aniello Mancuso
Aniello Mancuso
(7 articoli pubblicati)
Hermann Tilke

Il mondiale 2017 si è concluso con un'altra gara scialba sul circuito di Yas Marina ad Abu Dhabi. E non perché il campionato fosse stato già assegnato, ma per una pista che dal 2009 non regala sussulti ma solo sonnolenza. La pista progettata dall'architetto Hermann Tilke si sviluppa in due settori: uno veloce e uno lento, raccordati tra loro da curve a 90 gradi, non il massimo per lo spettacolo né per i piloti. Molte critiche infatti sono arrivati dai drivers, Kimi Raikkonen le ha affibbiato addirittura un epiteto poco elegante. Ma perché nel circus vi é un circuito simile? La risposta va cercata nella sete di profitti di Bernie Ecclestone, che per ingrandire il brand Formula 1 decise di investire in Oriente. Per farlo affidò i progetti dei circuiti e dei relativi impianti ad un architetto tedesco, Tilke appunto. Tilke concepisce uno standard minimo per ogni circuito: strutture (tribune, box, ecc) di design moderno e funzionale, location per riprese video spettacolari e ampie vie di fuga per la sicurezza in gara. Abu Dhabi é infatti la "summa" perfetta di questi tre elementi, le caratteristiche del tracciato però sono insufficienti.

La "carriera" di Tilke in Formula 1 inizia bene però: il primo circuito disegnato è Sepang in Malesia. Apprezzato dai piloti e dal pubblico, ben concepito anche per il Motomondiale (doloroso é il ricordo della scomparsa di Simoncelli). "Feudo" Ferrari, abbandonerà il calendario nel 2018. L'opera dell'archistar prosegue con i tracciati di Shangai in Cina e Manama in Bahrein, che fanno la loro prima apparizione nel 2004 e sono tutt'ora in calendario con una fama di circuiti veloci e divertenti. Ma é nel 2005 che Tilke arriva all'apice: Istanbul Park. Il circuito turco é un mix di curve lente e tratti velocissimi, contropendenze e il curvone "8" con ben tre punti di corda. L'abilità dei piloti e le vetture sono spinte al limite. Il Gran Premio di Turchia però legherà le sue sorti alle vicende politico-finanziarie del paese e il circuito esce dal calendario nel 2012, tre anni dopo perde l'omologazione FIA ed oggi è la sprecata sede di un autonoleggio. 

Da qui in poi la parabola di Tilke diventa discendente: verranno progettati i circuiti urbani di Valencia e Singapore (2008), Abu Dhabi (2009), Circuito di Corea (2010). Tracciati complessi, nervosi, sempre al centro di polemiche e, nel caso di Singapore di modifiche continue. Inizia a circolare il termine "tilkodromo", ossia un dispregiativo usato dai puristi per definire un circuito spettacolare solo per la location e le strutture, non certo per il tipo di gare che vi si sviluppano al loro interno: scontate all'inverosimile e decise già il sabato con le qualifiche.

Tilke però risorge dalle proprie ceneri e disegna in due anni due circuiti nuovamente apprezzati e ritenuti validi da pubblico e piloti: il Buddh in India e il Circuito delle Americhe ad Austin. Il primo, non più in calendario, si dimostra solo più lento del previsto ma viene definito divertente dai piloti, il secondo invece è paragonabile al tracciato turco, ossia un mix di elementi davvero ben riuscito (le "Esses" mettono semplicemente i brividi). Nel 2014 e 2016 invece, due nuovi circuiti di difficile valutazione: gli urbani di Sochi in Russia e Baku in Azerbaijan. Tilke si è anche occupato del restyling di circuiti tradizionali: Hockenheim e Silverstone. Il primo é stato del tutto privato del suo fascino in nome della sicurezza e del "rimboschimento", il secondo invece perde il disegno tradizionale ma resta un monumento della Formula 1. Nel 2018 esordirà il restyling del Paul Ricard in Francia.

Il "Tilkodromo" quindi, è il trait d'union tra la Formula 1 di Monaco, Spa e Monza, la Formula 1 di Suzuka e Barcellona e la Formula 1 che verrà. Con risultati però, non sempre soddisfacenti. 

Istanbul Park
Fonte: l'autore Aniello Mancuso

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