Il piccolo principe che piccolo non è

La vittoria della Ferrari a Monza consacra la stella di Charles Leclerc.

di Francesca Manes
Francesca Manes
(2 articoli pubblicati)
When Ferrari wins at Monza

Monza si è tinta di rosso e non accadeva da nove anni. Ieri, Charles Leclerc ha conquistato il tempio della velocità con una SF90 che sul dritto, a detta degli stessi  piloti Mercedes, era imprendibile. Una corsa vissuta giro dopo giro, curva dopo curva, rischio dopo rischio, tutta con il cuore in gola.   

Il pubblico, dagli spalti ai divani di casa, ha sofferto e lottato con Charles per 53 giri sognando e sperando in una vittoria.  Tenendo  sempre sott'occhio  prima Lewis Hamilton e poi Valtteri Bottas. Decimi persi, apnea e tachicardia. Decimi guadagnati, si torna a respirare. L’immedesimazione nel pilota è qualcosa che difficilmente può capire chi non ama questo sport. È una sofferenza ansiogena che si accende a tratti di speranza e  di incredulità.  Si succedono, senza soluzione di continuità, laconiche affermazioni travestite scaramanticamente di nero pessimismo (“No, non ce la farà”) ad intensi momenti di falso cauto ottimismo (“Sì, forse ce la fa”). Ieri, questa altalena di emozioni è culminata in un tripudio di gioia.  Sotto il podio, il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, ammette la sua commozione e commenta “avevamo detto che avremmo venduto cara la pelle, l’abbiamo venduta carissima”. 

Monza non vale solo i 25 punti guadagnati nel campionato piloti e costruttori. Se Spa è l’università della F1, Monza è un santuario per i tifosi Ferrari. Vincere a Monza significa guadagnarsi il rispetto dei tifosi, ma anche e soprattutto un posto nei loro cuori. Una strategia azzeccata e una guida che, nonostante qualche sbavatura, è riuscita a non perdere mai quella lucidità necessaria a portare a casa un risultato così fortemente cercato e voluto. Resistere agli attacchi senza tregua di Hamilton, che, per sua stessa ammissione, le ha tentate tutte, è la prova di una forza mentale e di una capacità di sostenere la pressione non scontate. Il coraggio di prendersi dei rischi, l’aggressività nella difesa, la voglia di vincere sopra tutto e tutti. Solo otto piloti prima di Leclerc erano riusciti a ottenere due successi consecutivi, non può essere un caso. Dopo molte occasioni sfumate, il giovane Charles ha avuto finalmente l’opportunità di dimostrare quanto vale e quanto bene ha fatto la Ferrari a riporre in lui la sua fiducia. Lo chiamano il predestinato, trovano condensate in lui caratteristiche di svariati campioni del mondo, quasi che il monegasco sia il risultato di una serie di componenti messe insieme in laboratorio da un qualche scienziato pazzo. La verità è che qualsiasi paragone non ha senso perché ogni campione è semplicemente unico e diverso da qualsiasi altro che lo ha preceduto. Ed è proprio questo il bello: Leclerc è solo “come Leclerc”.

Dopo ieri, Charles Leclerc non è più solo un giovane dal promettente futuro, ma è già il presente. La marea rossa che sotto il podio cantava l’inno a squarciagola lo ha capito benissimo. Gli si perdona anche il presunto egoismo dimostrato in qualifica. Un’iniezione di fiducia così era indispensabile per Scuderia e tifosi in un campionato fin qui non facile. Se per alcuni la cometa di Vettel si sta eclissando, per tutti è evidente che è apparsa in cielo una nuova stella che brilla sempre più fulgida, quella di Charles Leclerc. 

Photo: Motorsport Images.

Fonte: l'autore Francesca Manes

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