Formula 1, incidente Grosjean: è il canto del cigno per il pilota?

Durante il Gran Premio del Bahrein, abbiamo assistito a uno degli incidenti più brutti degli ultimi 20 anni. Cosa farà Grosjean?

di Matteo Gaudieri
Matteo Gaudieri
(15 articoli pubblicati)
Romain Grosjean prima della partenza del

Domenica abbiamo vissuto il brivido più lungo e, quasi, interminabile che la nostra schiena abbia mai subito. L'incendio e la vettura spezzata e incastrata in mezzo alle lamiere ci hanno portato indietro di 40 anni. Nonostante uno scenario struggente, il fato ha deciso che non fosse il giorno di Romain Grosjean. Il pilota è riuscito a uscire dalla vettura sulle proprie gambe, dopo quasi 30 secondi in mezzo a quella palla di fuoco che tanto ricordava l'incidente di Niki Lauda del 1976.

"Attorno a me ho iniziato a vedere solo il colore arancione delle fiamme e mi è venuto in mente l'incidente di Niki Lauda. Dovevo scappare da lì per i miei bambini. Sono passati 28 secondi, ma a me sono sembrati molto di più". Un'attesa che non sembrava finire mai e, insieme ai mancati replay successivi all'incidente, faceva pensare al peggio, un anno dopo la morte di un altro pilota francese: Anthoine Hubert.

Da una parte abbiamo i 221 km/h di velocità al momento dell'impatto e i 53g di decelerazione; dall'altra Halo e sistema Hans. Vita e morte di Romain Grosjean passano attraverso questi dati. Senza i dispositivi di sicurezza citati in precedenza, la testa del pilota avrebbe colpito in pieno il guard rail e il collo avrebbe avuto un carico di 420 kg.

Ma come siamo arrivati a questo drammatico evento? Con un errore del francese. Arrivati in curva 3, Romain, che inseguiva il compagno di squadra Kevin Magnussen, ha visto uno spazio alla destra della vettura gemella. Non curante della presenza di Daniil Kvyat alle sue spalle, egli scartò bruscamente verso destra, colpendo la vettura del pilota russo e finendo contro le barriere. Un errore che, in realtà, rappresenta l'ultimo di una serie di sue manovre discutibili, come l'incidente in curva 3 nel Gran Premio di Spagna del 2018.

Grosjean ha raccolto 10 podi in Formula 1, tutti con l'ormai defunta Lotus. In quel periodo (che va dal 2012 al 2015), si caricò sulle spalle la scuderia che stava affrontando un lento declino dovuto alla bancarotta. Col passaggio in Haas avvenuto nel 2016, il francese ha iniziato a inanellare errori che gli vedevamo fare solo a inizio carriera.

L'occhio esterno di chi, come me, guarda le gare da appassionato attraverso la TV può tranquillamente notare come il transalpino, spesse volte, tenda a chiedere troppo da una vettura che non va oltre una certa performance. Questo lo ha portato a raccogliere meno di quello che rispecchia il suo talento, a differenza di Magnussen, compagno di squadra che pecca di arroganza, ma che riesce sempre a rimanere sulla soglia del limite, senza oltrepassarlo. Romain, visto così, sembra aver perso la tranquillità e la sicurezza che aveva con la scuderia di Enstone.

Perché questo incidente può rappresentare il canto del cigno? Perché, con un suo errore, ha visto la morte in faccia. I piloti, spesso, mettono da parte la loro carriera per pensare alla famiglia, come fece Nico Rosberg. "Un pilota perde un secondo a ogni figlio che gli nasce" diceva il "Drake" Enzo Ferrari. Ma, in questo caso, la velocità non è il tema principale: lo è, invece, uno stato psicologico che porta a poca lucidità e, di conseguenza, a manovre pericolose.

Il Gran Premio di Abu Dhabi segnerebbe, in caso di rientro dall'infortunio, l'ultima gara in Formula 1 del pilota francese. Potrebbe anche essere l'ultimo, magari, di una carriera con pochi alti, meno di quanto meritasse, e troppi bassi, anche pericolosi. Ripensando alla famiglia, magari, potrebbe fermarsi, ricaricare le pile e ripartire verso una nuova avventura. Chissà, magari, inseguendo una carriera in Indycar...

Foto: © Haas F1 Team | Twitter

Romain Grosjean in qualifica
Fonte: l'autore Matteo Gaudieri

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