Formula 1, Bottas fa passare Hamilton. Perché stupirsi?

A Sochi vincono gli ordini di scuderia: è sempre stato così in una competizione dove l'importante non è mai stato partecipare. In barba ai valori dello sport

di Marco Michelli
Marco Michelli
(35 articoli pubblicati)
hamilton e bottas

“Non avrei mai voluto vincere così”, dichiara, quasi scusandosi, Lewis Hamilton al termine del GP di Sochi che gli permettere di dilatare a 50 punti il distacco dalla Ferrari di Vettel. Eppure anche se poco sportivo, è proprio così che si vincono i titoli mondiali. In molti potranno storcere il naso, ma la Formula 1 non è mai stata uno sport in quanto tale, dove i valori decoubertiniani sono la base, ma una competizione a tutto tondo dove conta solamente vincere.

“Non ci piace imporci così, ma dovevamo proteggerci, perché la Ferrari ha reso la lotta molto dura” - ha detto Toto Wolff, perché - tutti vogliono prevalere, ma ci sono anche esigenze prioritarie”.

Preso atto che le gare sono così, non c’è nulla da ribattere. Semmai adesso, una volta di più, i vari responsabili di scuderia dovrebbero smetterla con il prenderci in giro e accusarsi a vicenda di anti sportività, ogni volta che si vedono sorpassi stabiliti a tavolino. “È sempre duro decidere di cambiare le posizioni in gara, ma sono cose che abbiamo visto in molte altre situazioni – si giustifica il team principal Mercedes. È difficile gestire situazioni del genere, ma preferisco prendere qualche critica e guadagnare i punti”. Più chiaro di così non poteva essere, perché è vincere che conta. Per questo gli ordini di squadra esistono, ed è un dato di fatto. Proprio la Mercedes che solo due o tre stagioni fa, quando i suoi piloti lottavano da soli perché non c’erano avversari ha rischiato di perdere un Mondiale perché la rivalità tra Hamilton e quel Roseberg,  predecessore di Bottas, aveva complicato non poco i piani delle frecce d’argento, rischiando addirittura di compromettere la vittoria finale.

E’ una strategia, se vogliamo definirla così, che è sempre stata adottata: senza ricordare i tantissimi precedenti del passato - ossia da quando l'automobilismo ha chiuso la sua fase pioneristica fatta di duelli rusticani ed è diventato un business e il far passare il compagno un d'obbligo - qualche gran premio fa è accaduto a Raikkonen di cedere il posto a Vettel e oggi tocca agli alfieri della Mercedes. E’ sempre stato così, tant’è che perfino il gesto di far salire sul primo gradino del podio il compagno scalzato in corsa non è nuovo: lo fece quasi venti anni fa Schumacher con Barrichello in Austria nel 2002.

“Da corridore non mi piace, ma un team funziona così, devi pensare agli obiettivi: è dura e difficile, ma devi pensare al target primario. Valtteri è stato un signore a farmi passare per ottenere una doppietta di cui di solito saremmo euforici. Ha fatto un grandissimo lavoro e meritava di vincere: posso immaginare quanto sia difficile per lui, ma è stato davvero un grande sforzo di squadra”, il pensiero di Hamilton è quantomeno onesto e non si appella a giustificazioni inesistenti.

Questo è il dato: sportivamente è una cosa bruttissima quando non vince il migliore, ma fa passare quello che è più vicino ad imporsi per il titolo finale. Però è la logica degli affari che conta e surclassa ogni principio: quando è così è così, basta saperlo, evitando semmai di chiamare la Formula 1 uno “sport” (quantomeno nell’accezione che è riservata agli altri). Senza manfrine, please.

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Fonte: l'autore Marco Michelli

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1 COMMENTI

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  1. mwm - 4 mesi

    Una precisazione: se gli ordini di scuderia esistono per tutti, l’auspicio sarebbe che anche la Ferrari fosse non solo in grado di stabilire le gerarchie, ma di saperle gestire. Perchè il disastro di Monza e quello ben peggiore di Singapore gridano vendetta e tanto incideranno sul risultato finale.

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