Ferrari, non chiamatela fortuna: mago Vettel può farti regina

Dopo la geniale vittoria in Australia, Sebastian si ripete anche in Bahrein. Successo col brivido ma che svela la rinascita di un fuoriclasse.

di Rico Fanti
Rico Fanti
(8 articoli pubblicati)
Vittoria Vettel

A Melbourne l'alba brillava di rosso. Un bagliore inaspettato che in un attimo aveva azzerato la preoccupazione per un sabato deludente, lasciando spazio a un eccitazione contagiante. Vettel che beffava Hamilton in regine di VSC però (dopo un 2017 in cui ogni parte del regolamento gli cadeva addosso a ripetizione), non aveva fatto altro che alimentare le voci di chi etichettava come "episodio fortunato" l'epilogo dell'Albert Park. Quindici giorni - quelli che hanno anticipato la battaglia del Bahrein - in cui tutti hanno ingannato l'attesa immaginando la reazione della rossa alla prima difficoltà. Che, puntualità o casualità, non si è fatta attendere.

Questa volta però le carte in regola per un weekend di assoluto dominio c'erano tutte. Ottimo passo al venerdì, bilanciamento perfetto in qualifica e prima fila al sabato. Kimi a far da scudiero a Seb sotto il semaforo rosso, Hamilton retrocesso a nono per la sostituzione del cambio e il temuto Verstappen addirittura fuori nel Q1. Eppure, subito dopo lo spegnimento delle luci qualcosa aveva già ribaltato le previsioni: Bottas scavalca il connazionale e inizia un pedinamento che lo accompagnerà fino alla bandiera a scacchi, dove chiuderà secondo.

E in mezzo a tutto questo? Si potrebbe parlare del quarto posto di Pierre Gasly (capace di dare oltre 10' alla McLaren Renault di Alonso), dei primi punti dell'Alfa Romeo-Sauber col desaparecido Eriksson, del doppio ritiro RedBull o dello "sprofondo rosa" targato Force India. Ma nulla reggerebbe il confronto con quanto compiuto - e accaduto - al muretto box Ferrari. Nel bene e nel male.

A poco più di 20 giri dal termine, con le Mercedes lanciate verso la vittoria per via di una strategia a una sosta contro le due della Ferrari, ecco l'imprevisto: Raikkonen esce dal box con 3 gomme su 4 montate (si parlerà di un sensore del semaforo andato in tilt) e colpisce il meccanico ancora fermo sulla posteriore destra. Ritiro forzato e panico in pit-lane. Vettel (che è all'oscuro di tutto, o forse no) decide di non rientrare ai box e proseguire. Una mossa che scombina i piani del duo Lauda-Wolff e lascia indeciso Bottas, a cui non basterà un timido acuto sul penultimo rettilineo per sopravanzare il tedesco (arrivato al traguardo con quasi 40 giri su gomme soft).

Casualità, fortuna oppure intelligenza fuori dal comune? Se l'Australia aveva lasciato qualche perplessità sulla reale forza della Ferrari, la notte di Sakhir consegna al campionato una scuderia solidissima capitanata da un fenomeno assoluto. L'idea di risparmiare gomme e carburante - prevedendo un attacco finale di Bottas - e indurre la Mercedes a tentennare su un eventuale attacco (errore che, difatti, gli costerà la vittoria) porta Vettel in testa al mondiale con 17 punti di vantaggio su Hamilton. Nemmeno il tempo di festeggiare che domenica si corre in Cina, pista favorevole a Lewis chiamato a battere un colpo dopo due prove opache. Servirà un'altra magia, i tifosi ci hanno preso gusto: sognano un'altra alba rossa.

Fonte: l'autore Rico Fanti

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