Fernando Alonso: l’uomo giusto nel posto sbagliato

Sono anni ormai che lo spagnolo si trova a fare i conti con le sue scelte. E mentre gli altri vincono, lui studia già un futuro lontano dalla F1

di Rico Fanti
Rico Fanti
(8 articoli pubblicati)
Fernando Alonso

Si dice che sbagliare sia umano e che perseverare diventi diabolico. Chissà se, ogni tanto prima di scendere in pista o di andare a dormire, anche Fernando Alonso non lo pensi in riferimento alle scelte fatte negli ultimi anni. Volendo dividere in due la sua carriera infatti, si nota come dal 2006 in poi (anno del secondo e ultimo titolo iridato) non ne abbia praticamente più indovinata una. E forse il pilota disilluso che si aggira oggi per il paddock con la promessa di tornare presto al vertice fatta al giornalista di turno, altro non è che il figlio di errori a ripetizione e passaggi frettolosi da una scuderia all'altra.

Bisogna fare un salto indietro di quasi undici anni per iniziare ad analizzare la crisi dello spagnolo. Dopo l'epopea azzurro-gialla con Flavio Briatore in Renault, nel 2007 Fernando passa alla corte di Ron Dennis in McLaren con l'intento di dare seguito alla gloriosa lista di piloti divenuti iridati con la scuderia di Wocking. Sogna di emulare Senna e Hakkinen ma non immagina di ritrovarsi fianco a fianco con quello che, numeri alla mano, diventerà il miglior poleman della storia. Stiamo parlando di Lewis Hamilton, all'epoca appena maggiorenne ma già con la malizia di un veterano. Fu subito chiaro come i due non potessero effettivamente convivere, tanto che riuscirono nell'impresa di regalare un mondiale insperato alla Ferrari proprio all'ultimo Gran Premio dopo essersi tolti punti a vicenda durante tutta la stagione.

Dopo una breve parentesi nuovamente in Renault, Fernando corona qualche anno dopo il sogno che fin da bambino lo spinge al limite in ogni curva: vestirsi di rosso e trionfare col Cavallino sul petto. L'inizio è straordinario, con la vittoria in Bahrein alla prima gara del 2010 e un rapporto - finalmente - idilliaco col compagno-amico Felipe Massa. Probabilmente non si immagina come sarebbe andata a finire nei successivi quattro anni: mondiali persi all'ultima gara, un progetto che quasi sempre si rivela non all'altezza a metà della stagione e l'incubo di Sebastian Vettel che vince a ripetizione sulle ali della Red Bull. Una delusione dietro l'altra che lo portano ad accettare nuovamente le avances della McLaren nel 2015, tornata nel frattempo al motore Honda e intenta a rassicurare Fernando sul fatto che non sarebbe più arrivato secondo grazie al riesumato binomio con la casa giapponese. 

Ma se il suo problema è l'insoddisfazione per non riuscire a salire sul gradino più nobile del podio, da quel momento in poi comincia un declino sportivo che ancora oggi sembra non avere fine. Tre anni con più ritiri e motori saltati che punti in classifica, tanto da costringerlo a togliersi qualche soddisfazione tra IndyCar e Daytona (senza troppa fortuna). Fino al neonato 2018, con Renault nuovo fornitore per quanto riguarda la Power-Unit e una McLaren arancio papaya. Quinto posto in Australia e settimo in Bahrein. Un buon inizio macchiato però dalla Toro Rosso motorizzata Honda di Pierre Gasly, appena giù dal podio nella notte di Sakhir. Un autentico colpo al cuore per lo Alonso, che contro quel motore si è scagliato ferocemente nelle ultime tre stagioni e ora in grado di fargli tornare alla mente i fantasmi del passato: avrà di nuovo sbagliato scelta oppure si tratta di un caso isolato? Soltanto la Cina, distante appena 3 giorni, potrà svelare questo interrogativo. Guardando i precedenti, c'è poco da sorridere.

Fonte: l'autore Rico Fanti

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2 COMMENTI

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  1. albachiara.vs_776 - 2 anni

    Bella ricostruzione, ma un po’ romanzata, per non andare oltre nelle valutazioni degli approfondimenti.
    Infatti il passaggio di Alonso alla McLaren non dipende da una sua scelta, ma dall’avvicendamento ai vertici della Ferrari, che portano Alonso in secondo piano in quanto voluto dell’uscente Montezemolo, scelta che non poteva essere condivisa dal suo successore che, come pilota vincente (personale) ha scelto Vettel. Ma per queste sono le dinamiche legate alle multinazionali. Se Alonso non fosse stato sostituito e disgraziatamente avesse vinto un mondiale, non essendo stato una scelta di Marchionne, non gli avrebbe portato lustro in quanto manager (e non titolare/proprietario) dell’azienda. Cosa che invece avverrebbe se, al termine di questa stagione, Vettel vincesse il mondiale.

    1. Fantao94 - 2 anni

      Ragionamento complesso che esula dalle dinamiche sportive che l’articolo cerca di trattare. La scelta di tornare in McLaren dopo la sfortunata parentesi in Ferrari fu presa in autonomia da Fernando, disilluso dalle promesse di Dennis e dal ritorno al binomio vincente ma datato con Honda. Un’altra delle tante scelte sbagliate dello spagnolo durante la sua carriera ed evidenti a chiunque segua la F1. Le dinamiche aziendalistiche e sulle multinazionali sono temi di contorno alla storia individuale di un campione.

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