F1: basta accostare Bottas a Barrichello!

Per molti il finlandese è paragonabile al brasiliano della Ferrari, ma in realtà la sua situazione è molto diversa (e anche peggiore)

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(122 articoli pubblicati)
Il gioco di squadra

Il GP di Russia è terminato con la vittoria numero 70 di Lewis Hamilton, ma anche con uno strascico di polemiche che difficilmente si risolverà a breve. Il sorpasso che l’inglese ha compiuto ai danni del compagno di squadra Valtteri Bottas ha riaperto una ferita che la F1 non riuscirà mai a suturare: gli ordini di scuderia. Fin dagli albori del motorsport il pubblico si è interrogato su quanto sia giusto vedere un pilota rallentare appositamente per far passare il proprio compagno di box, quasi sempre per ragioni di classifica, e alla fine il buonsenso ha sempre trovato una risposta: non è una strategia ideale, ma vedere eventuali incidenti tra le stesse macchine (cosa che spesso è successa, come quest’anno a Baku tra le Red Bull) sarebbe molto peggio. Che sia giusto o meno i puristi devono mettersi il cuore in pace: i team order sono sempre esistiti e mai scompariranno, e francamente possono persino essere una carta importante da giocare (d’altronde quei 50 punti di vantaggio Hamilton li ha ottenuti anche così).

Non bisogna dunque dare addosso a Valtteri Bottas se alla fine, per interessi di carriera o di portafoglio, abbia deciso di diventare uno scudiero, come in passato lo sono stati in varie circostanze altri piloti (e persino nomi illustri come Gilles Villeneuve e Michael Schumacher, vedere i GP d’Italia 1979 e Malesia 1999 per averne la conferma), la vera questione è tutt’altra: se rallentare per concedere dei punti in più al proprio team mate è una mossa subdola ma alla fine  comprensibile, come la mettiamo se il rallentamento è palese e studiato per danneggiare un avversario? Il vero problema è tutto qui: Rubens Barrichello, che in questi tempi è stato spesso accostato a Bottas, fu chiaramente ingaggiato dalla Ferrari nel 2000 per fare da spalla a Schumacher ed è indubbio che fu straziante per lui farsi da parte nei Gp d’Austria 2001 e 2002 per far sì che il Kaiser acquisisse più punti (e visti i valori in campo di quegli anni Todt e soci potevano di certo evitare un ordine del genere), ma ha mai fatto delle corse basate sul danneggiare degli avversari? A memoria gli unici “danneggiamenti” sono state le vittorie che ha ottenuto nei momenti in cui gli avversari stavano per approfittare delle giornate storte di Schumacher (Germania 2000 e Giappone 2003 per fare due esempi). Per caso qualcuno ha mai visto Barrichello rallentare e poi accelerare come ha fatto Bottas ieri con Vettel o fare il tappo come con Raikkonen a Monza?

Certo, pure questa è una mossa che non è espressamente vietata dal regolamento e per certi versi ha pure una sua logica, ma è anche lecito chiarire la questione: farsi da parte per aiutare il proprio compagno di scuderia, in stile Barrichello, è brutto ma è comprensibile, correre con lo scopo di danneggiare gli avversari molto meno…ecco perché un simile paragone non è del tutto lecito. Rubens nelle sue ultime interviste ha ricordato quei tempi con molta amarezza, anche se ha sempre ammesso che non avrebbe mai potuto dare fastidio a un fenomeno come Schumi. L'augurio per Valtteri è che in un lontano futuro non abbia mai lo stesso rimpianto e che non arrivi mai sul punto di chiedersi: ma io una dignità ce l'avevo?

Per tutti solo un numero 2
Fonte: l'autore Edoardo Gori

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