Driver Art Online: la Formula 1 ai videogames

Grande successo per il campionato virtuale della regina del motorsport. Dalla Gran Bretagna il primo vincitore. La McLaren ingaggia un giovane olandese.

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(116 articoli pubblicati)
Larena

La frontiera della realtà virtuale sta sempre più predendo campo nel mondo sportivo e anche la Formula 1 non fa eccezione. Oggi ad Abu Dhabi erano in programma le finali mondiali del ramo cibernetico del campionato di motosport più famoso al mondo e alla fine ha trionfato il 18enne britannico Brandon Leigh. I numeri della stagione sono stati da capogiro: 195 mila tempi di gara postati sulla classifica ufficiale di F1esports; 2,3 milioni di minuti sull’account di Facebook, con oltre 1,3 milioni viste-video; 3,1 milioni su Instagram Stories e 1,5 milioni su Instagram Impressions; 3,25 milioni di Twitter impressions, 137 mila viste sul live del canale di Esports. A rendere tutto ancora più sbalorditivo c'è la notizia che la McLaren offrirà all'olandese 25enne Rudy Van Buren la chance di partecipare a sessioni al simulatore nella propria fabbrica di Woking, lavoro che sarà importante per sviluppare la vettura 2018. In una realtà che prevede sempre più intrecci fra prove in pista e test virtuali è davvero interessante pensare che ragazzi appassionati di videogame possano un giorno aspirare a contribuire al lavoro di crescita della propria scuderia e del proprio sport preferito. D'altronde, nel lontano 1996, già Jacques Villeneuve ammise che per imparare alcuni circuiti era ricorso all'uso della PlayStation e del computer. E anche Antonio Giovinazzi sa quanto sia importante l'utilizzo del simulatore, visto che un suo tempestivo rientro a Maranello il venerdì precedente alla gara fu decisivo nella messa a punto delle Ferrari per il GP d'Ungheria, che poi le Rosse portarono a casa con una doppietta. Coinvolgere ragazzi che passano ore e ore in tali condizioni potrebbe aiutare e non poco le squadre bisognose di dati utili da far fruttare poi su pista. Che sia l'alba di un'era nuova per il motosport è ancora presto per dirlo. Di certo non resta che guardare con curiosità lo sviluppo della vicenda, prima ancora di passare a furiose polemiche come quelle scaturite per l'idea del Cio di inserire gli esports nel programma olimpico. Forse una proposta troppo drastica, ma d'altronde anche gli sportivi cibernetici sono spinti da un sogno e da una passione, le competizioni per far affiorare le loro abilità sono più che giuste, magari evitando pensieri del tipo: "un giorno giocheranno tutti al computer e mai più sui campi veri". Aspettiamo ancora a formulare tali timori, guardiamo speranzosi la crescita del fenomeno. Finché queste dimensioni entreranno in contatto migliorandosi l'un l'altro non dobbiamo temere niente.

Maestro del volante virtuale
Fonte: l'autore Edoardo Gori

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