Bastian il fortunadrago della Formula 1

Vettel è l'unico Top Gun a poter superare il figlio prediletto Lewis

di Roberto Aceti
Roberto Aceti
(13 articoli pubblicati)

Quando il Kaiser uscì in quel  fuoripista, la Safety-car sfilò come in un trionfo all'asturiano Fernando Alonso, che doveva spaccare il mondo a tutta sidra.

Decisioni sbagliate e la mancanza paradossalmente di uno starets ("guida") al cambiare strada separandosi da Briatore, gli fece perdere il rombo di un'infinità di Gran Premi e il conseguente scalo a livelli inferiori, o infernali, come nella 24 hore di Le Mans, fra il rimbombo dei motori, la perdita della rotta che porta senza attenuanti di nessun tipo, dove Lewis Hamilton anche grazie agli ottimi consigli del suo progenitore, si alza sul podio.    

Hamilton, seguendo i consigli paterni, stava sfrecciando come un giovanotto con la sua auto, quando all'improvviso gli appare il deja-vu del segnale stradale del cartello che indica il passo degli animali e un Toro Rosso gli taglia la strada; e ci si può immaginare il finale.

"Il recupero in ospedale" con il tempo l'ha rimesso in sella, ma la sua caratteristica immagine non è mai stata, ne lo sarà, quella di uno che si arrangia da solo. Proprio questa qualità appartiene a una locomotiva tedesca trainata da un toro che ti dà le ali, dove il fattore umano conta ancora: Sebastian Vettel, l'erede indiscusso del Kaiser, ha saputo integrarsi e diventare una cosa sola con le auto che partivano sempre sfavorite, per una cosa o l'altra, RedBull non godeva della leggendaria fama di Ferrari o Mercedes.

Insomma l'apparentemente umile, o meglio, docile ma addomesticato Lewis è arrivato fin lì grazie al suo guida, oltre che alla sua guida...mentre Bastian è il Team completo della sua scuderia riassunta in lui sul motore quando c'è da intervenire o migliorare o inventare, e il miglior pilota quando c'è da condurre, superare, superarsi e inventare! Non si lascia contagiare dal mortale romanticismo di rimonte improbabili, si piazza in testa e poi vince.

Hamilton al contrario, che dovrebbe essere il più cauto, è incapace di queste discipline, diventa spesso nervoso e non esce fuori strada per un guaio tecnico un guasto al motore, ma per perdere i nervi, al contrario, anche se non appare così se ci limitiamo a dati statistici. Sebastian è un dragone porta fortuna, capace di vincere con un'auto dove Alonso cercava di sopravvivere, resuscita auto e motori mummificati quasi in preda di Indiana Jones, e se esce, c'è stato qualche guasto al motore.

Con Hamilton, la fortuna non esiste, è una macchina come Val Kilmer in Top Gun, esiste solo l'esigenza che la macchina deve funzionare meglio di un orologio svizzero, tutto deve essere perfetto. Vettel è capace di vincere in modo più vivace e naturale con il sorriso e soprattutto senza pressione, conta ancora lo stato d'animo naturale che non ha bisogno di un autocontrollo ma si serve dell'istinto come Maverik.

Ci si chiede ciò che distingue un pilota da un altro per la bravura, sia come guida sotto pressione! Con Lewis la pressione c'è sempre, la si palpa guardando il suo angelo custode che lo ha generato, Vettel è un contadino che sale sul trattore, e come Pantani nel ciclismo in gara se si buca la ruota scende e la ripara da solo, sembra che Sebastian Vettel lo faccia sempre e arare il terreno, e seminare gli avversari, Vettel segna il record del circuito, bagna la siepe, e soprattutto si portar a casa la pagnotta!

Quando scende in pista provate uno dei suoi spiedini alla griglia nella graticola di partenza, è normale vederlo lì nel forno girare su se stesso come san Lorenzo e quando vede la bandiera a scacchi - simultanea che vince muovendo ogni giro - chiede agli altri: facciamo un altro giro?

Hamilton un bravo fantino. È innegabile che l'obiettività di chi ha fatto crescere gli Hamilton abbia permesso perfezionargli il proprio microcosmo interiore di pilota in modo spaventoso, ma quello che più mi spaventa è che nessun Gran Premio premierà mai come merita Vettel e il suo "modo autodidatta", indipendentemente dalle persone che abbiano tracciato i suoi passi e la sua scia… 

 

La fonte dell'articolo è l'autore Roberto Aceti

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