Vincenzo Nibali, la scelta da campione

Vincenzo Nibali non parteciperà ai prossimi mondiali per scelta personale, quando campioni si è anche senza bicicletta.

di Mattia Gallo
Mattia Gallo
(19 articoli pubblicati)
Vincenzo Nibali 34 anni

Il campione nello sport è colui che vince. Più uno riesce a mettere dietro avversari, più è forte. Più uno vince, più si avvicina alla gloria sportiva. L'immaginario comune vede nel campione queste caratteristiche, e il sudore che porta alla vittoria è il fondamento primo su cui si basa il viaggio per raggiungere la gloria sportiva.

La scala per misurare il livello di campione, però, non si può basare solo sul gesto tecnico e la sfida sul campo. Ci sono altri fattori che possono innalzare o abbassare un campione, anche fuori dallo sport in senso stretto. Il rapporto con i tifosi, il rispetto degli avversari e delle regole, l'approccio all'allenamento sono alcuni degli "altri" fattori che costituiscono un campione. Inoltre, forse il fattore principale, è chiamato spesso a fare delle scelte, umane e sportive, l'approccio e le decisioni prese rappresentano un punto focale di tutto il nostro ragionamento.

Se sei il più forte ciclista del tuo paese da molte stagioni è chiaro che implicitamente o esplicitamente rientri sempre nei piani del commissario tecnico per il mondiale, anche quando il percorso iridato non calza a pennello con le tue caratteristiche di corridore o magari non sei al top della forma. Dunque al momento delle pre-convocazioni, a meno di antipatie personali o altri motivi remoti, figuri sempre nella lista papabile alla maglia azzurra. Il Ct ti mette dunque di fronte ad una scelta, sfidare il destino e tentare il tutto per tutto o lasciare il posto a qualcuno più adatto al tipo di appuntamento e con una forma fisica migliore?

Vincenzo Nibali, campione di Giro, Tour, Vuelta, Milano-Sanremo, giri di Lombardia, non ci ha pensato due volte, rinuncerà ai mondiali di fine settembre nel Regno Unito. Le motivazioni sono semplici "Non sono nella forma migliore per poter affrontare una gara del genere, tengo troppo alla maglia azzurra per indossarla consapevole di non poter dare tutto". Un discorso quasi banale per certi aspetti, semplice, chiaro, diretto. Da una parte c'è la consapevolezza dei propri limiti e possibilità al momento, cosa difficile da riscontrare di questi periodi, dall'altra l'amore verso lo sport nella la sua massima espressione per chi lo pratica: la nazionale. L'amore per il proprio paese si dimostra vincendo certo, portando ori in patria, ma la dichiarazione d'amore effettuata "per rinuncia" è qualcosa di molto più alto, prima c'è l'interesse della nazionale poi c'è il mio. 

Potremmo stare qui a scrivere pagine e pagine su questo, rimanendo però sempre convinti che questa scelta non sia dettata dalla paura di fallire ma dalla volontà di mettere in condizione il mio paese di raccogliere il massimo in un'occasione dove io non sarei stato utile. Di dare l'opportunità ad altri atleti, meritevoli più di me, di indossare l'azzurro, il colore più bello del mondo. Sono le scelte a fare i campioni, a costruire la loro corazza e a produrre intorno a loro il rispetto che lo sport "sul campo" già li ha attribuito. Ce lo dimostra Vincenzo, 34 anni, da Messina.

Fonte: l'autore Mattia Gallo

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