#OrgoglioItaliano: Gino salvaci tu

La guerra civile è ad un passo, ma Gino Bartali è stanco e cosa può far dalla Francia per salvare la sua amata patria? Semplice, ribaltare e vincere in Francia

di Francesco Fiori
Francesco Fiori
(121 articoli pubblicati)
Bartali

Nessuno è bravo come noi spalle al muro, nessuno come noi sa rialzarsi quando sembra finita, quando si è ad un passo dal ko e ci si deve aggrappare alle corde. E’ la nostra storia che ce lo insegna.

Gino qua sta per scoppiare il caos. E' il Tour de France del 1948, corsa che Bartali ha già vinto, ma nel 1938, dieci anni prima e il Giro di quello stesso anno non gli ha dato soddisfazioni, ottavo e spettatore nel trionfo di Magni.

In Francia rappresentava gli Azzurri, designato capitano, improvvisò senza grandi speranze la spedizione d'oltralpe.

Gino ha 34 anni e viene considerato un monumento del ciclismo e come tale anche troppo vecchio per poter dir la sua al Tour, dove si affaccia il giovane fenomeno Louison Bobet pronto a dominare le montagne.

La tattica prima di tutto, con Bartali che deve fingersi stanco per non strafare, ma appena inizia la corsa ecco il botto, sprint a Trouville e vittoria su Schotte e Teisseire. Sembra un passo trionfale e così può sembrare, vincendo anche nella Biarritz-Lourdes di 219 km e il giorno seguente nella Lourdes-Toulose di 261 km.

Ma in classifica il primato è sempre di Bobet che va a dominare la crono e regolare il distacco su Bartali intorno ai 21 minuti e 20 secondi. Quando poi tutti i corridori si godono il giorno di pausa ecco l'ennesima botta che mina il morale di Ginettaccio, un giovane fanatico anticomunista ha sparato, il 14 luglio, a Palmiro Togliatti, segretario del Pci, con l'Italia pronta alla rivolta.

Cosa si fa? Si torna a casa o si inventa qualcosa? Da Roma, con l'Italia appena uscita dalle macerie della guerra, un vecchio amico di Bartali sta andando verso il Tour, è Bartolo Paschetta, alto dirigente dell'Azione Cattolica, che nell'albergo del campione toscano lo ascolta nella sua carica verso i compagni.

"Ragazzi - dice Bartali- hanno sparato a Togliatti, se lui muore rischiamo tutti di dover tornare a casa, dove c'è una sommossa. Facciamo vedere chi siamo, specialmente a quei giornalisti da quattro soldi che se ne sono già andati, che hanno lasciato il Tour avendoci dati già per morti". La tattica è appena tracciata ma manca ancora un colpo di scena, la telefonata che De Gasperi, capo del Governo, fa a Bartali. 

"Gino, pensi di vincere il Tour?"

"Non lo so, ma domani vinco di sicuro" è la risposta di Gino a De Gasperi. E così accadrà.

15 luglio, tempesta di pioggia e Vars da scalare. Bartali lo sbrana, stacca gli avversari e insegue Robic in fuga, lo salta e attende l'Izoard, vola e stacca Bobet di 19 minuti, va verso Briancon e il francese è maglia gialla per appena 51 secondi. Ormai lo squalo ha fiutato il sangue.

Con Togliatti fuori pericolo Bartali si scatena, vince nella tappa successiva, la Briancon-Aix Les Bains e festeggia nel modo migliore il suo compleanno del 18 luglio, aveva 21 minuti di distacco dopo i Pirenei e prima delle Alpi, a Parigi, sul traguardo finale, ne ha 26 di vantaggio e può esultare con l'Italia unita, ennesimo miracolo di Gino il Grande.

Nessuno come noi in quei momenti guarda l’avversario dritto negli occhi e ha il coraggio di urlargli in faccia noi non molliamo, noi siamo l’Italia, eroici se serve, non siamo nati per perdere.

Bartali
Fonte: l'autore Francesco Fiori

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