Michele Scarponi, la rivoluzione fatta sorriso e della gentilezza

Nel giorno del suo compleanno ricordiamo il campione marchigiano, dal suo sorriso potente alla forza in bicicletta. Ecco perché sarà impossibile dimenticarlo.

di Mattia Gallo
Mattia Gallo
(22 articoli pubblicati)
Michele Scarponi

Per fare il ciclista un po' di pazzia è inevitabile, non ci credo che tutti i ciclisti abbiano tutte le rotelle a posto. Sfido chiunque a dire che è un piacere scalare montagne in sella ad una bicicletta, sfido chiunque a dire che pedalare per tre settimane di fila più di 150 km al giorno a medie, che io neanche in sella ad un motorino riuscirei a mantenere, sia una voglia che il fisico ti chiede e di cui non puoi fare a meno. 

Vedere pedalare, quindi, un ciclista che si arrampica su per una salita che gli disegna sul volto espressioni di assoluta sofferenza non è sempre piacevole, soprattutto quando sono le pendenze a vincere sul fisico. C'è un momento in cui però tutta questa sofferenza diventa poesia. Quando un corridore, madido di sudore, si alza in piedi sui pedali per provare ad avvantaggiarsi sugli avversari regala emozione pura. L'atleta che vuole aggiungere ancora più fatica a quella che già sta durando. In realtà c'è un altro momento in cui la pietà si trasforma in ammirazione, in cui lo sport regala un emozione semplice, di rispetto e ammirazione.

Spiegare a parole questo secondo momento è difficile, per farlo mi serve un nome. Michele Scarponi. Michele ha saputo trasmettere sulla propria bici, che fosse salita, discesa e paura, emozioni semplici e dirette che regalavano al cuore momenti di intrascurabile felicità. Ci riusciva semplicemente perché faceva una cosa tanto semplice quando complicata, sapeva sorridere. Anche ai piedi di un muro di asfalto che non vede l'ora di svuotare le tue gambe, l'aquila di Filottrano era in grado di trovare un motivo per scherzare e sorridere, trovava il modo di sdrammatizzare quello che drammatico, poi in fondo, non è.

Il volto illuminato dal sorriso era il più bel manifesto che Scarponi potesse regalarci per dimostrare l'immenso amore per quello che stava facendo. Credo che una delle prerogative imprescindibili per uno sportivo sia la passione, e la passione si dimostra soltanto implicitamente, la si intuisce negli sguardi, nei gesti. Uno sportivo che davvero ama quello che fa non ha bisogno di riflettori o microfoni puntati, uno sportivo ha bisogno che gli venga lasciato far fare quello che gli piace di più. Questo è il ritratto di Michele Scarponi, l'esempio più chiaro che lo sport deve avere, l'esempio più chiaro che dimostri ad un qualsiasi ragazzo che pratica un qualsiasi sport ad un qualsiasi livello che i riflettori sono una conseguenza, non l'apice a cui tendere. 

È inutile provare a scrivere un ricordo di Michele Scarponi senza fare riferimento al suo sorriso, alla sua voglia di trovare del sano e puro divertimento in quello che sta facendo. È inutile provare a pensare ad un ciclismo che si dimentichi del ciclista marchigiano, un ciclismo  che se solo ci provasse rinnegherebbe le sue origini e la sua prima vocazione, quello di essere per tutti e di tutti.

Sono convinto che al ciclismo e allo sport serva più anche un solo Michele Scarponi che mille vincitori di tour, vuelte e giri. È imprescindibile un Michele Scarponi che insegni l'arte del "cazzeggio" in mezzo ad un mondo di watt, potenze e pedalate al minuto. Non che non siano importanti, anzi, permettono tecniche di allenamento sempre più evolute e adatte ai singoli atleti ma oltre a tutti i numeri servono le parole e i gesti, che uniti disegnano semplici sorrisi. Questo non è un ricordo triste, questo è il più bel ricordo felice che avrei potuto scrivere. Il ricordo del campione, dell'uomo semplice, che, in sella o giù dalla bici, sapeva sorridere.

Fonte: l'autore Mattia Gallo

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