Italia, che amarezza! A Pedersen la maglia iridata, Trentin d’argento

Sotto la bufera inglese una nazionale perfetta è beffata gli ultimi 150 m, Pedersen raccoglie la maglia iridata di Valverde. Trentin secondo, Moscon quarto

di Mattia Gallo
Mattia Gallo
(22 articoli pubblicati)
Matteo Trentin

Un pomeriggio fatto di vento, pioggia e freddo ha accolto il campionato del mondo di ciclismo 2019, ad Harrogate, Inghilterra. Un mondiale che è stato caratterizzato in lungo e in largo dalla pioggia, nelle prove a cronometro spesso le condizioni sono state proibitive ma la giuria non ha mai preso decisioni eclatanti, fino a questa mattina. A pochi minuti dalla partenza della gara in linea degli uomini la stessa giuria ha deciso di accorciare di quasi 20 km il percorso, decisione che ha sorpreso tutti per tempi e modalità. Lo stesso Davide Cassani, Ct della nazionale azzurra, si è dimostrato sorpreso di una decisione così importante comunicata così tardivamente.

Ma tant'è sotto una pioggia battente, dopo una lunghissima fase di trasferimento, è arrivato il via ufficiale. Fin da subito si è capito che le condizioni in cui i corridori stavano correndo erano davvero difficili, tutti indossavano mantelline, guanti e berretti sotto il casco. A complicare maggiormente le cose era anche l'asfalto completamente bagnato che non permetteva di prendere troppi rischi, soprattutto nell'affrontare le curve dove i ciclisti andavano giù come birilli.

Per la nostra nazionale ad una trentina di chilometri dall'arrivo sembrava che tutto stesse andando alla perfezione. Gianni Moscon aveva trovato un posto nella fuga che si era avvantaggiata, mentre dietro la squadra poteva lasciare tirare gli altri. L'attesa di qualche chilometro e Moscon vede arrivare alla sua ruota Matteo Trentin, capitano designato e già oro europeo l'anno passato a Glasgow, seguito dal favorito numero uno, l'olandese Mathieu Van Der Poel. Oltre ai due azzurri e l'olandese compongono la fuga il danese Pedersen e lo svizzero Kung. 

La prima sorpresa di giornata arriva a 13 km dalla conclusione quando il primo a staccarsi è proprio Van Der Poel, che manda a rotoli tutte le super quotazioni che gli venivano date la mattina. A questo punto per i nostri colori si configura la situazione perfetta: fuori gioco il favorito numero uno, superiorità numerica nel gruppo di testa e avere l'uomo più veloce sulla carta. Dei quattro rimasti, a poco più di 5 km dal traguardo Gianni Moscon alza bandiera bianca, dopo essersi sacrificato in lungo e in largo per il suo capitano, poco dopo anche Pedersen sembra avere un momento di titubanza ma, la volontà di Trentin di far rientrare Moscon e l'essere stracotto di Kung, gli permettono di rientrare praticamente subito. 

Rimasti in tre per le tre medaglie si va incontro ad un finale già scritto, un finale che avevamo sognato e magari anche immaginato. Qualcosa, però, nell'incantesimo si spezza e proprio quando Trentin lancia la volata a 200 m dalla linea del traguardo, Kung si accontenta subito del bronzo, mentre Pedersen, che solo qualche chilometro prima aveva dato segnali di stanchezza, lo lascia sfilare per poi affiancarlo e beffarlo sul traguardo inglese. All'Italia va l'argento, esattamente lo stesso metallo della cronometro individuale vinto da Filippo Ganna.

Il guaio è che a questa Italia non si può condannare niente, ha corso da padrona nella tempesta inglese, facendosi protagonista e capace di piazzare due corridori nella fuga che sarebbe poi arrivata al traguardo. Non abbiamo nulla da rimpiangere e anche Trentin non va condannato, gli sono mancate le gambe nel momento decisivo che lo hanno condannato ad un, seppur onesto ma amareggiante, secondo posto. Complimenti al Ct Cassani che anche in quest'occasione si è dimostrato capace di costruire una nazionale competitiva e determinata. Ci è mancato il guizzo ma ancora una volta ci siamo dimostrati paese di ciclismo, paese per il ciclismo. Nel giorno del compleanno di Felice Gimondi,e a pochi giorni da quello di Michele Scarponi, avremmo voluto fargli un regalo di compleanno più bello ma siamo sicuri che da lassù due uomini, in sella ad una bicicletta fatta di nuvole e amore, abbiano messo il piede a terra per applaudire la nazionale più bella del mondo.

Fonte: l'autore Mattia Gallo

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