Yonghong Li, il tempo è scaduto

Lettera aperta e accorata al proprietario del Milan

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(67 articoli pubblicati)
AC Milan Press Conference

Caro Mr Li, perché? Perché siamo giunti a questo punto, perché  trattare il Milan, una delle società di calcio più gloriose al mondo, come un giocattolo?

Centodiciannove anni di storia oggi sembrano irrilevanti, ma non lo sono affatto. Trattare il Milan come una scatola vuota da cui far uscire un coniglio, è irrispettoso non solo nei confronti di milioni di tifosi in tutto il mondo, ma per quello che la società stessa rappresenta, per il posto che occupa nella storia dello sport, e non solo del calcio. Stiamo parlando non solo di innumerevoli trofei nazionali e internazionali, quelli negli albi d’oro restano, ma di una mentalità, di uno stile di gioco che era un marchio di fabbrica, dei numerosi campioni che hanno vestito la maglia a strisce rosse e nere.

Parliamo di dinastie, come la famiglia Maldini: scrivi Cesare e Paolo, e leggi AC Milan. Di nottate di coppa indimenticabili, a volte indimenticabili anche nella sconfitta, come quelle volte a Marsiglia, a La Coruna, a Istanbul. Perché anche nella sconfitta, il Milan non riusciva a essere banale e uguale alle altre squadre, perdeva solo facendo clamore. Tutto questo rischia di sbiadire ogni anno di più, perché in un calcio dove la forza economica tende a dirigersi sempre più verso est, i rossoneri sono caduti nelle mani dello speculatore sbagliato, al momento di sbagliato.

Probabilmente Lei, Mr Li, doveva essere solo il capocordata di un pool di imprenditori orientali che si è tirata indietro quando era troppo oneroso recedere, e che ha faticato poi ha reperire altrove i fondi a causa dei “rubinetti” che il governo cinese ha tentato di chiudere perché non ci fosse una esondazione di capitali all’estero. Capisco che forse le intenzioni non erano del tutto sbagliate, ma ora che è con le spalle al muro, perché questa ostinazione? Ha avuto tutto il tempo di cedere a Commisso le quote di maggioranza, oltretutto conservando una quota di minoranza, perché far sfumare la trattativa che per ben due volte è sembrata in dirittura di arrivo? Ora che anche l’ultimo tassello del domino è caduto,  e che il bonifico di trentadue milioni di euro non è partito, lasci che il Milan passi al fondo Elliott, e non cerchi di prendere altro tempo, la società ha bisogno di essere ceduta a qualcuno che se ne possa occupare.

Si ricordi che il Milan non è suo, e né di chi verrà, il Milan è di chi siede tutte le domeniche sui sedili sporchi del Meazza. Il Milan è di quei bambini che vedono giocare Kalinic ma dai papà sentono parlare di Gullit e Van Basten. Di quelli come me che le finali di Champions League le hanno viste solo in televisione, ma comunque hanno visto la loro squadra trionfare. Di chi guarda le partite sul telefonino di straforo, di chi può permettersi solo la radio, di chi gioca in giardino e quando segna si sente Suso. Non lasci che ciò che il Milan rappresenta cada nell'oblio del tempo trascorso, non faccia precipitare la situazione più di quanto non lo sia già.

L’orgoglio non vale più di cento anni di storia, non solo di una società, ma di intere generazioni di tifosi.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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