Verso la Coppa Italia: dagli ottavi entrano le big

La nuova formula con sorteggio campo porterà alle exploit delle provinciali?

di Antonio Monaco
Antonio Monaco
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coppa vittoria

Con Lazio-Novara di sabato prossimo, iniziano gli ottavi di finale di Coppa Italia. La competizione, approfittando della sosta dei campionati maggiori, entra nella fase calda, visto che entrano in gioco tutte le big della Serie A. Nonostante l'appeal della manifestazione sia cresciuto negli ultimi periodi, resta pur sempre limitato. La coppa nazionale, infatti, è per ordine di prestigio, l'ultimo titolo  da conquistare nelle gerarchie dei club nostrani. E' importante per chi la vince ma allo stesso tempo uscirci non è un dramma, anzi... pertanto si assiste spesso a gare con tante seconde linee in campo, in base alla legge del turnover.

La formula prevede 78 partecipanti e include 20 compagini di A, 22 di B, 27 di C e 9 di serie D.  I turni di agosto servono per fare la prima scrematura fino agli ottavi di gennaio, sempre in gare secche (tranne nelle semifinali). La formula italiana vede nell'edizione 2018-2019 la sostanziale novità che nella fase finale, ossia dagli ottavi in poi, è il sorteggio a determinare la squadra casalinga.

Cosa non va: è evidente che nella formula italiana, a differenza di ciò che avviene nelle altre leghe europee, vi è il tentativo di tutelare le grandi squadre, che entrano in competizione solo dagli ottavi di finale e che dunque possono vincere il trofeo solo con 5 incontri. La novità introdotta elimina almeno la possibilità che i team più forti sulla carta possano anche godere del proprio fortino, spesso anche abbastanza vuoto, soprattutto nei mesi più freddi. Giocare sempre dagli ottavi in poi (non solo per sorteggio) negli stadi di provincia, darebbe più pepe alla competizione e gremirebbe gli stadi, dando anche più colore ed entusiasmo alla competizione. Con tale formula, gli expoit di Alessandria e Pordenone, per esempio degli anni scorsi, possono essere più frequenti e non considerati come episodici e  come un vero e proprio miracolo sportivo.

Il trofeo nazionale dovrebbe essere uno strumento per far sognare le piccole squadre, non privilegiando le grandi, anche se questo avviene molto spesso per garantire maggiori ascolti televisivi.

Fonte: l'autore Antonio Monaco

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