Verso il Mondiale di Russia: il Brasile può sognare?

Rialzarsi: è la parola d'ordine. Dal "Maracanazo" del nuovo millennio alla voglia di sognare in grande, un paese intero si stringe a Tite e al suo dream team.

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(9 articoli pubblicati)
Brazil v Ecuador - 2018 FIFA World Cup R

Nei sogni più fervidi di qualsiasi bambino che calcia un pallone, in qualsiasi parte del mondo si trovi, c'è sicuramente un intero Maracanà ad urlare il suo nome. Non importa la nazionalità, il colore della pelle, il conto in banca, perché il Brasile e le eroiche gesta dei suoi campioni valicano tutti i confini anche quelli sociali. Indossare quella maglia color oro con inserti verdi, magari con il dieci sulle spalle, è una ambizione comune in tutte le piazze, in tutti gli oratori o campi di terra al mondo. Comprata in bancarella, nuova di zecca o sgualcita, la maglia della Seleção unisce i popoli. Basti pensare che alla classica domanda da "bar": "Chi tiferai una volta che la tua nazionale uscirà dal mondiale"? La risposta è quasi sempre scontata: "il Brasile". La nazionale sud-americana non è solo espressione di un calcio romantico ma comunque vincente, è soprattutto joia y beleza, è il sorriso di Ronaldinho dopo un elastico, è o fenomeno che in doppio passo stende una difesa, è calore e passione. Inutile negare come gli ultimi risultati ufficiali, in competizioni mondiali, hanno fatto soffrire il popolo ordem e progresso . Senza andare troppo indietro nel tempo con l'ausilio degli almanacchi, è facile ricordare il 7-1 di Belo Horizonte inflitto da una cinica Germania che poi vincerà il mondiale brasiliano 2014.

Una ferita che brucia, non cicatrizzata, forse ancora sanguinante. La conditio sine qua non storica della Seleção, è sempre stata quella di vincere stupendo. Un fardello troppo pesante quando il fiume del talento è in periodo di magra. L'ultimo grande Brasile, quello del diamante con Ronaldinho, Ronaldo e Kakà, è stato rimpianto in qualsiasi spiaggia o favela brasiliana. Non può piovere per sempre, questo, Tite nuovo ct dei verde-oro lo sa e tutte le speranze di un intero paese sono riposte in lui e nel suo dream team. Speranze rispettate fino ad oggi con un Brasile spettacolare che ha dominato le fasi di qualificazioni: primo posto con 9 vittorie in a row (non succedeva dalle qualificazioni del mondiale 70) e una media di 2,30 punti a partita. L'intero Paese ha sempre subito l'influenza calcistica, ma anche sociale, europea. Negli anni ha scimmiottato talvolta il calcio europeo, non adatto alle corde dei giocatori joga bonito. Oggi ci si trova di fronte ad un Brasile alla "brasiliana", senza la necessità di dover imitare nessuno, sicuro e forte delle proprie convinzioni.

Seleção di Tite

In carica dal 16 giugno 2016, il nuovo ct brasiliano, vanta ben 12 vittorie, 5 pareggi e una sola sconfitta sulla panchina del dream team. Originario dello stato di Rio Grande do Sul, come Felipe Scolari, vanta nel suo palmares 1 Coppa Libertadores ed un mondiale per club (vinto ai danni del Chelsea). Un allenatore dal pensiero calcistico meticcio, spesso mescolato alle sue esperienze europee. Integralista del 4-3-3, con terzini fluidi e scattanti e la propensione a non disdegnare il falso nueve, il nuovo ct brasiliano il grande lavoro lo ha fatto mentalmente. Grande fiducia e spirito di attaccamento alla squadra, sono due dei punti cardine dell'ex Corinthians, che durante la sua esperienza di commissario tecnico ha già cambiato più di quattro capitani. Responsabilizzare l'ambiente e trovare la fiducia per rialzarsi e rilanciarsi. I perni tecnici di questa squadra sono quattro, uno per ruolo. Il primo è sicuramente rappresentato dal portiere, fondamenta sicure di una squadra, in questo senso Alisson è perfetto. Una stagione da incorniciare per il numero uno della Roma che può contare anche sull'apporto di un altro punto fondamentale della squadra: Miranda. Il centrale con Tite è libero  di giocare la palla, merito anche del terzo perno verde-oro: Casemarra Casemiro. Il termine marrento, da cui poi prende forma il soprannome del centrocampista del Real, significa baldanza/ sicurezza. Con una retroguardia così, l'attacco con Gabriel Jesus come punta e quarto perno del dream team, può esprimere tutto il suo estro. E' lecito sognare?

La fonte dell'articolo è l'autore Antonino Aloi

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