Vent’anni fa Redondo illuminava la notte dell’Old Trafford

Il 19 Aprile 2000 a Manchester, Fernando Redondo incantava, con uno straordinario colpo di tacco, tutti gli appassionati di calcio

di Devis Antinozzi
Devis Antinozzi
(6 articoli pubblicati)
Javier Argudo

Si dice che il calcio, agli occhi dei suoi estimatori, sia “poesia”; questo perché racchiude in sé emozioni forti, sentimenti d’amore per la propria squadra del cuore o per un giocatore. Un legame indissolubile tra emozione e sogno; lo stesso Pasolini diceva che il calcio è un linguaggio fatto di prosatori e di poeti.

Tra coloro che hanno saputo fare del calcio poesia troviamo certamente Fernando Redondo, un principe di eleganza, un fuoriclasse del centrocampo, capace di essere, per più di un decennio, uno dei migliori calciatori sul panorama mondiale. Dotato di  tecnica sopraffina e  di visione di gioco, ma limitato da un grave infortunio, dal quale non ha mai recuperato pienamente, dovendo così interrompere la carriera anzitempo.

Gli anni d’oro di Redondo al Real Madrid e quelli tristi con il Milan, una carriera divisa tra successi e sfortune

Con le “merengues” la fase migliore della sua carriera; è il Principe indiscusso del centrocampo madrilista, lo sviluppo del gioco è affidato al suo immenso talento. Redondo si trova sempre al posto giusto e nell’attimo giusto, la sua intelligenza calcistica, unita al talento dei piedi gli consente, con grande facilità, di trovare in ogni momento  il passaggio utile per un compagno. Con il Real si aggiudica per due volte la Liga spagnola e la Champion’s League, oltre alla coppa Intercontinentale. Classe ed eleganza al servizio del Real fino all’estate del 2000, quando, per una cifra di 35 miliardi di lire, passerà al Milan.

Un trasferimento che Redondo non prenderà bene, nella convinzione che mai il Real si sarebbe privato di lui; ad attenderlo però un Milan altrettanto stellare, che lo ha voluto fortemente, vista l’ammirazione che nutre per lui Silvio Berlusconi. Purtroppo è la sfortuna a bussare alla porta di Fernando: un brutto infortunio ad inizio stagione, forse per colpa dei carichi di lavoro pesanti o semplicemente perché doveva andare cosi. Di li in poi una lentissima ripresa, con cure al limite dell’accettabile pur di non soffrire più e tornare a giocare, ma questa volta l’ostacolo è insormontabile, costringendolo ad arrendersi e chiudendo così l’avventura milanista, nonché la sua carriera nella stagione 2003-2004.

Quando il Principe illuminò la notte dell’Old Trafford.

Il 19 aprile del 2000 a Manchester è una notte di quelle importanti, capaci di catturare l’attenzione di tutti gli appassionati di calcio; si gioca, infatti, la sfida valevole per la Champion’s League tra i padroni di casa dei “red devils” ed il Real Madrid. Una partita caratterizzata dalla presenza di numerosi campioni da entrambe le parti, in uno stadio emozionante come l’Old Trafford; dovrebbe bastare già tutto questo per valere il prezzo del biglietto o per rimanere incollati davanti alla televisione che trasmette la partita. Già, dovrebbe bastare, ma non per chi vede il calcio in modo romantico, attendendo una giocata ad effetto, capace di emozionare.

È il minuto 53 della sfida, il Real si trova in vantaggio con la qualificazione ormai in mano, quando la palla arriva a Fernando Redondo. Il Principe si sposta verso la sinistra del campo, portando la palla verso l’out, marcato da vicino da Berg; sembra un semplice possesso palla, se non fosse che Redondo è un poeta del calcio e non può certo limitarsi ad una giocata banale. Inventa cosi un colpo di tacco, facendo passare la palla tra le gambe del difensore dello United, mentre lui contemporaneamente gli sfila dietro, scattando a recuperare la palla che sta per scivolare sulla linea di fondo, ma che sembra quasi volerlo aspettare. Fernando arriva  sul pallone, poi alza la testa guardando in mezzo all'area di rigore, dove ad attenderlo c’è il compagno di squadra Raül; ultimo tocco di biliardo e per l’attaccante spagnolo c’è solo da appoggiare quella palla in rete. Su questa c’è scritto in modo indelebile “Fernando Redondo“, il solo in grado di trasformare in poesia la notte di Manchester, consegnandola alla memoria del football romantico.

Fonte: l'autore Devis Antinozzi

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