VAR o non VAR: questo non è il problema!

Un anno fa si discuteva su "il VAR, la VAR?" Il problema è un altro e l'uso del Video Assistant Referee ai Mondiali ha messo in difficoltà gli arbitri italiani

di Luigi Tuveri
Luigi Tuveri
(29 articoli pubblicati)
VAR

Negli anni ottanta sono stato arbitro FIGC, ma questo potrebbe anche non avere un peso reale su quello che proverò a spiegare, e se effettivamente ne ha non tocca certo a me dirlo, ho riportato solo un dato oggettivo che mi permette di sottolineare un particolare che forse sfugge, se non si ha mai arbitrato una partita di calcio.

Sto parlando de "la solitudine dell'arbitro".

Ero un ragazzino, avevo 16 anni, quando iniziai ad arbitrare. Mi tremavano le gambe quando arrivavo al campo e mi presentavo: "Sono l'arbitro", dicevo mentre tutti iniziavano già a guardarmi male. E prima del fischio iniziale ero emozionato più di quando giocavo. Prima di allora, infatti, avevo giocato nelle giovanili della Pejo Lorenteggio, ma non essendo quel campione che avevo sempre sognato di essere, per restare soggetto attivo del movimento, feci quella scelta. Arbitrare. Ero bravino, non lo dicevo io, ma mi mancava la forza di sopportare quella solitudine.

Eppure la solitudine è la forza stessa dell'arbitro.

Ecco perché il rischio per chi arbitra con il VAR (la Crusca ha detto che è maschile) è quello di sentirsi meno solo e quindi meno concentrato. L'arbitro si sentirà meno vulnerabile, vero, ma sarà inevitabilmente portato a pensare "tanto c'è il VAR che mi aiuta e che mi tira fuori dai guai". Soprattutto se in campo c'è un arbitro "giovane" e al VAR uno più esperto. Che poi è quello che è accaduto in Inter-Parma.

Da ex-collega non mi sento di condannare il signor Gianluca Manganiello per i due episodi più eclatanti: rigore per fallo di mani e fuorigioco sul gol, se fossi Nicchi punterei più sul fallo di Gagliardini passato inosservato e su tutto il resto della gara dove, a mio parere, l'arbitro designato ha sbagliato molto di più (invertendo la sanzione di una buona percentuale di falli fischiati) proprio perché liberato dal peso della solitudine.

Dal campo, ve lo assicuro, l'arbitro vive una partita che non è quella che si vive dentro un video, e viceversa. Ecco perché lo strumento tecnologicè senz'altro utile, ci mancherebbe, ma va addomesticato, così come vanno istruiti in maniera diversa sia gli addetti al VAR che l'arbitro di campo.

Dal campo, per precisione e onestà intellettuale, non avrei fischiato il rigore e avrei convalidato il gol, ma sono certo che col peso della solitudine dentro e sopra di me, l'adrenalina mi avrebbe permesso di arbitrare meglio. Voglio dire che chi comanda è sempre l'arbitro in campo e, se non ha sudditanza verso il collega VAR, è già un buon modo per iniziare.

Auguri a tutti gli arbitri. Non è facile arbitrare. Buoni fischi!

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Fonte: l'autore Luigi Tuveri

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