In una sequela di interviste fotocopia, ecco Conte!

ovvero come crocifiggere un allenatore che dice le cose come stanno.

di Franco Barbagallo
Franco Barbagallo
(3 articoli pubblicati)
Antonio Conte

Qualcuno ricorderà i tempi delle interviste di fuoco rilasciate senza peli sulla lingua da Gianni Rivera: sembra di rivedere oggi reazioni simili. Nella conferenza stampa dopo la débâcle tedesca, Conte ha forse insultato qualcuno? Ha pronunciato menzogne? Ha espresso delle analisi errate, esagerate? Gli si rimprovera da parte di alcuni addetti ai lavori che “i panni sporchi si lavano in famiglia” oppure “io non avrei mai detto quelle cose davanti ai microfoni” e altre variazioni sul tema. Altri lo hanno elogiato per la franchezza, la pensano uguale, condividendo ogni critica sulla consistenza insufficiente della rosa, sui mancati acquisti, sulla inesperienza di alcuni giocatori, sulla loro stanchezza fisica e mentale. Tutto ciò ha influito, eccome, sul crollo di ieri e influirà, comunque, anche nel futuro se la dirigenza non corre ai ripari a gennaio, sempre che si voglia avere qualche speranza di opporsi alla Juve anche quest’anno e puntare a una ottima Coppa Uefa.

In un mondo di interviste fotocopia che, dopo averne sentita una, le hai sentite tutte post partita dopo post partita, costellate di “dobbiamo lavorare”, “ripartiamo dal lavoro”, “voltiamo pagina”. Un allenatore che durante un’intervista non si nasconde dietro un dito e dice, senza parafrasi, senza politichese, le cose come stanno, viene attaccato pesantemente perché mette sul tavolo delle carte scoperte. Come se tifosi, giornalisti, commentatori avessero strati di mortadella sugli occhi e, quindi, se Conte non avesse detto quelle sacrosante verità, esse non sarebbero state comunque il soggetto principale del dibattito su un capitombolo di tale portata.

La stragrande maggioranza dei giocatori dell’Inter non rifiata da 8 partite di fila ogni tre giorni. Molti ruoli non hanno riserve all’altezza dei titolari, diversi giocatori non hanno l’esperienza internazionale che gli permette di resistere alla pressione. Non è forse vero? E allora? Quale è il problema se, educatamente, Conte lo dice apertamente? Viviamo in una società, e  non solo sportiva, dove sempre più spesso chi dice le cose come stanno, senza peli sulla lingua, senza prendere in giro le persone, viene visto male, additato, boicottato, criticato. "Ma chi si crede di essere!”. Mentre l’unico modo per raggiungere gli obbiettivi prefissi( e anche oltre ), perseguire l’eccellenza, voler primeggiare senza accontentarsi, è proprio quello di saper fare una sano esame della situazione mettendo nero su bianco ciò che non va, gli errori, le manchevolezze, le responsabilità. Questo è un allenatore che ha dimostrato di dare sempre un qualcosa in più alle proprie squadre grazie anche e soprattutto a un rapporto con i sui giocatori franco e diretto, senza paludamenti,  per pungolarli affinché esprimano il meglio. Conte fa lo stesso con la dirigenza, a chi deve fare gli investimenti. Che, certo, gli paga anche il suo lauto stipendio. E quindi? Per questo, dovrebbe starsene zitto e nascondersi dietro l’ennesimo “dobbiamo lavorare”? A no! Preferiamo sempre uno come Conte.

Fonte: l'autore Franco Barbagallo

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