Una riflessione sul calcio giovanile in Italia

Genitori che fanno a botte, ricatti per far giocare i propri figli e insulti agli arbitri. Siamo sicuri che questo sia sport?

di Federico Ruggeri
Federico Ruggeri
(11 articoli pubblicati)
Bimbo calcia un rigore

Ho appena finito di guardare un servizio delle Iene in cui si parla di calcio giovanile e violenza. Evitando di usare i toni inquisitori nei confronti di una persona o di un'altra vorrei soffermarmi sul dove sta andando il nostro movimento.

Per prima cosa vorrei parlare ai genitori. Mi ricordo molto bene quanto fossero sentite le partite quando giocavo nel campionato esordienti o giovanissimi, ricordo l'ansia di non riuscire a dormire prima di una partita importante e i nervi che saltavano durante quelle più calde dell'anno. Mi ricordo ancor più i tavoli da picnic, le fette di pane e salame, le bibite e le risate che si facevano alla fine di ogni gara ( dove molto spesso si univano anche i genitori ed i nostri "rivali" di giornata). Spesso un genitore è convinto di avere il nuovo Messi in casa e pretende che giochi sempre, che non sbagli mai, dimenticandosi che lo sport è spesso coesione e che, probabilmente, un ragazzino su un milione diventerà un professionista in futuro. Si mette sulle spalle dei bambini un peso che li rende nervosi ed incapaci di poter esprimere quella fantasia che è prerogativa di quell'età facendo diventare lo sport un peso, una guerra. Imparate a stimolare i vostri figli dicendo di impegnarsi al meglio, consolateli quando le cose vanno male e cercate di fargli capire cos'è lo sport, insegnate loro ad accettare una sconfitta ed a consolare un rivale, a rispettare le decisioni di un allenatore. Ricordate che il fine ultimo  è quello di farli star bene, rendeteli felici non fateli vergognare di voi.

Gli allenatori. Personalmente sono sempre state molto legato ai miei allenatori perché non hanno mai avuto l'ambizione di diventare i nuovi Sacchi o i nuovi Guardiola ma sono stati in grado di insegnarmi alcuni valori, di farmi ridere ed arrabbiare. Oggi si vedono allenatori giovanili che parlano di schemi, moduli e tattiche e si dimenticano totalmente che il calcio, soprattutto quello giovanile, è fatto di dribbling, tiro e stop, di tecnica insomma. Smettetela di ergervi a nuovi santoni solo per farvi vedere e sperare nella chiamata di qualche club più importante, rimettete al centro i ragazzi ed i loro bisogni. Insegnate a calciare un pallone, passate ore ed ore a provare cambi di gioco, passaggi filtranti e diagonali difensive. Infondete a tutti i ragazzi i principi della lealtà, della sana competizione, del successo. 

Il calcio italiano deve ripartire da qui, dalla bellezza dello sport e da tutto ciò che di magico può regalare. La politica potrebbe dare sicuramente il suo contributo aumentato le ore dedicate all'educazione fisica all'interno delle nostre scuole perché ciò che ti insegna lo sport ( la disciplina e tutto ciò che abbiamo detto in precedenza) non può e non deve essere tralasciato, soprattutto in un momento difficile dal punto di vista culturale e sociale come quello che stiamo vivendo. 

Fonte: l'autore Federico Ruggeri

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