Una domenica di ordinaria adrenalina

Quando una corsa sulla fascia, allo scadere della gara, diventa un gol vittoria

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(48 articoli pubblicati)
839950250jpg

Quella domenica mattina, nello storico e oramai dismesso campo in ghiaia della mia Sant'Antioco, io me la ricordo benissimo. Anche perché è impossibile dimenticare quella che, fra i miei ricordi calcistici, posso annoverare fra le gioie sportive della mia vita. E adesso vi racconterò il perché.  Ore 11.00: la squadra locale degli allievi regionali nella quale io militavo affrontava i pari età dell'Assemini, compagine del cagliaritano con la quale si divideva la posizione in classifica a ridosso delle prime tre al vertice. 

La tensione tagliava a fette l'aria. Non era una finale, non era una partita salvezza. Ma nei nostri occhi era chiara una cosa: volevamo vincere. L'arbitro fece come da rituale l'appello negli spogliatoi, poi uscimmo motivati per dirigerci al terreno di gioco che si trovava dall'altra parte della strada. E comunque quando l'arbitro ruppe il silenzio con il fischietto, la battaglia ebbe inizio. Passarono in vantaggio gli avversari quasi subito, con un fendente rasoterra da fuori area che andò ad insaccarsi alla destra del portiere. Partire in svantaggio non è mai semplice, ma spesso ti da la scossa necessaria per reagire. E così fu: dieci minuti dopo, pareggiavamo con un colpo di testa ravvicinato grazie ad un calcio d'angolo battuto come Dio comanda. Il primo tempo sanciva la parità netta fra le due compagini. Ma, proprio quasi allo scadere, la difesa si fece beffare dal numero nove degli ospiti che, lasciandoli secchi, depositò la palla oltre la linea. Uno a due: eravamo dunque nuovamente sotto. Delusione evidente, poi  tutti negli spogliatoi.

 Alla ripresa del secondo tempo noi imponemmo subito il nostro gioco. Il gol del pareggio, dunque, arrivò di lì a breve: lancio dalla difesa in avanti, sponda di petto del nostro centravanti a favore del collega di reparto che lasciò partire un siluro a mezza altezza che gonfiò la rete e fece scaldare il pubblico. Ora la gente che stava là fuori attaccata alla recinzione iniziò a farsi sentire, fra applausi e incoraggiamenti. E noi ci guardammo l'un l'altro, consapevoli di potercela farcela.

L'episodio che mi porto nel cuore da allora sta per verificarsi. Mancavano pochi minuti al novantesimo e la situazione era ferma sul due pari. Sia noi che loro eravamo stanchi e con i muscoli affaticati: il terreno non proprio morbido e l'intensità di gioco iniziavano a farsi sentire. In quegli ultimi  istanti al termine della gara, il gioco quasi rallentò. Per la prima volta ci si studiava e subentrava la tattica: entrambe volevamo sferrare il colpo ma nemmeno perdere. E l'occasione buona la cogliemmo noi, che interrompemmo uno scambio fra i due attaccanti così che il centrale difensivo, anziché spazzare servì subito il mediano, che a sua volta passò la palla alla seconda punta che venne incontro e che girò di prima la sfera sulla sinistra, una sorta di lancio a seguire verso di me che mi trovavo poco oltre la linea di centrocampo. Il terzino tentò l'affondo ma io calciai la palla in avanti e mi liberai di lui. Mentre correvo guardavo lui e la palla e il mio nemico con i guantoni faceva lo stesso mentre tentava un uscita disperata. La domanda nella mente di tutti era: chi arriverà per primo?  A spuntarla sarò io. Che con l'ultima accelerata pizzicai con il sinistro la palla che passò accanto al portiere e andò ad insaccarsi in rete. Si sentì un boato. In panchina i miei saltarono dalla gioia. E in campo vennero tutti verso di me che in preda ad un attacco di pura euforia mi levai la maglietta e corsi verso la recinzione alla quale mi aggrappai per poi essere raggiunto da tutti gli altri per far festa. L'arbitro poco dopo fischiò la fine: avevamo vinto, superandoli in classifica e agganciando la zona calda. 

Insomma, ci ho pensato per giorni. E ci penso ancora oggi, mi emoziono anche adesso che lo scrivo. E ogni volta che succede, ogni volta che rimembro quella piccola impresa giovanile di sport, mi viene la pelle d'oca. Perché con le gioie dello sport funziona così.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.